Cultura Generale Archives - MedTravel Asia A better healthcare experience Mon, 31 May 2021 09:25:52 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.7.4 https://www.medtravel.asia/wp-content/uploads/2017/04/MedTravel-Asia-16-march-01-e1521461137553-63x63.jpg Cultura Generale Archives - MedTravel Asia 32 32 Malattia da protesi mammaria – Breast Implant Illness https://www.medtravel.asia/it/malattia-da-protesi-mammaria-breast-implant-illness/ https://www.medtravel.asia/it/malattia-da-protesi-mammaria-breast-implant-illness/#respond Thu, 15 Apr 2021 04:45:25 +0000 https://www.medtravel.asia/?p=3626 Potreste aver sentito parlare negli ultimi anni della malattia da protesi mammaria, un termine utilizzato dalle donne che si sono sottoposte all’intervento di mastoplastica additiva per fini cosmetici o a fine ricostruttivo dopo asportazione del tessuto mammario e che iniziano ad accusare dei sintomi in seguito all’operazione. Nonostante la malattia da protesi mammaria non sia […]

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Potreste aver sentito parlare negli ultimi anni della malattia da protesi mammaria, un termine utilizzato dalle donne che si sono sottoposte all’intervento di mastoplastica additiva per fini cosmetici o a fine ricostruttivo dopo asportazione del tessuto mammario e che iniziano ad accusare dei sintomi in seguito all’operazione. Nonostante la malattia da protesi mammaria non sia una diagnosi ufficiale riconosciuta dalla medicina, la sua incidenza sembra essere in aumento, con un numero crescente di pazienti che grazie ai social media riferiscono i loro sintomi e la loro esperienza.

Cos’è la malattia da protesi mammaria o Breast Implant Illness (BII)?

Per malattia da protesi mammaria si intendono tutta una serie di sintomi che vengono avvertiti da alcune donne che hanno effettuato un intervento di mastoplastica estetica o ricostruttiva con protesi in silicone. Questi sintomi potrebbero essere causati da una patologia nota come malattia adiuvante umana (Human Adjuvant Disease – HAD), cioè una sindrome autoimmune causata da una ipersensibilizzazione prolungata dovuta all’esposizione dell’organismo a materiali alloplastici (estranei al corpo) che vengono iniettati o impiantati e la cui esistenza è stata riportata per la prima volta in letteratura medica dal Dr. Miyoshi nel 1964; questa sindrome è nota anche come sindrome autoimmune/infiammatoria indotta da adiuvanti (autoimmune/inflammatory syndrome by adjuvants – ASIA).

Nei primi tempi, i sintomi di queste sindromi erano associati all’iniezione di paraffina o di silicone liquido per l’aumento di volume del seno, una pratica ormai abbandonata da anni a causa dei molti rischi e delle molte complicazioni note. Ad oggi, tuttavia, sono i pazienti con protesi in silicone a riferire i sintomi di queste sindromi.

Non esiste al momento una risposta definitiva sul nesso causale tra i sintomi e la presenza di protesi al seno; una teoria è che alcuni pazienti abbiano una predisposizione genetica alla reazione eccessiva del proprio sistema immunitario quando esposti per lungo tempo a un materaiale estraneo nel loro corpo. Il guscio esterno delle protesi è costituito da silicone ed è stato dimostrato che alcune particelle possono migrare nei tessuti circostanti anche quando il guscio della protesi è intatto e non solo quando è danneggiato; queste particelle vengono quindi catturate dai macrofagi, un tipo di globulo bianco, causando una reazione del sistema immunitario.

La malattia da protesi mammaria è correlata al tumore al seno o al linfoma BIA-ALCL?

La malattia da protesi mammaria non è correlata né al tumore al seno né al linfoma anaplastico a grandi cellule (ALCL), un raro tipo di linfoma non-Hodgkin a cellule T associato alle protesi testurizzate (ruvide) e che a sua volta non è da confondere con il tumore del tessuto mammario.

A differenza del BIA-ALCL, la malattia da protesi mammaria è stata segnalata sia dalle pazienti con protesi lisce che quelle con protesi testurizzate di qualunque marchio e sia nelle protesi con gel in silicone che quelle con soluzione salina in quanto entrambe sono costituite da un guscio esterno in silicone.

Sintomi della malattia da protesi mammaria

I sintomi riportati dalle donne con malattia da protesi mammaria potrebbero essere dovuti a un gran numero di condizioni e patologie, dalla menopausa, alle malattie autoimmuni, alla disfunzione della tiroide. Nonostante non si possa affermare al momento che questi sintomi siano causati dalle protesi al seno, i sintomi sono reali e per questo non vanno né minimizzati né ignorati, ma vanno valutati con cura e indagati. Molte pazienti riferiscono che i sintomi compromettono la loro capacità di svolgere una vita normale. I sintomi riferiti più di frequente sono:

  • Dolori muscolari e articolari
  • Mal di testa
  • Dolore al torace o al seno o una sensazione di bruciore nelle stesse zone
  • Stanchezza
  • Disturbi della memoria, della concentrazione o altri disturbi cognitivi
  • Eritema cutaneo o altre manifestazioni dermatologiche
  • Bocca e/o occhi secchi
  • Caduta dei capelli
  • Fotosensibilità
  • Disturbi gastrointestinali
  • Ansia o depressione
  • Disturbi del sonno

L’inizio dei sintomi è molto variabile con alcune pazienti che riferiscono di avvertirli subito dopo l’intervento mentre altre li sviluppano dopo anni.

Alcune pazienti vengono diagnosticate con malattie autoimmuni come il lupus, l’artrite reumatoide o la sindrome di Sjögren, mentre per altre non vi sono evidenze di processi patologici autoimmuni.

C’è una correlazione tra malattia da protesi mammaria e protesi al seno?

Non essendoci nessun test specifico per la malattia da protesi mammaria e visto che i sintomi riportati da queste pazienti sono anche riportati regolarmente dalla popolazione generale, al momento non c’è una correlazione tra quella che viene chiamata malattia da protesi mammaria e le protesi al seno, né c’è un rischio calcolato di svilupparla in seguito all’intervento di mastoplastica additiva.

Vi sono però diversi studi in corso per capire meglio i sintomi e le possibili cause o correlazioni.

Secondo uno studio recente, sembrerebbe che le protesi in silicone siano associate a una maggiore probabilità di sviluppare una malattia reumatica/autoimmune, ma servono più dati ed altri studi per una risposta definitiva.

Procedure diagnostiche in caso di sospetto di malattia da protesi mammaria

Se si accusano i sintomi che potrebbero essere attribuiti alle protesi al seno o se non vi sono altre spiegazioni per i sintomi riportati secondo il proprio medico curante, si consiglia di prenotare una visita dal proprio chirurgo plastico. Prima di tutto è necessario un esame del seno per valutare l’integrità della protesi e l’assenza di irregolarità nel tessuto circostante. Alcuni degli esami che vengono consigliati quando si sospetta la malattia da protesi mammaria sono:

  • Emocromo completo
  • Urea ed elettroliti e creatinina
  • Funzionalità epatica
  • Funzionalità della tiroide
  • Proteina C reattiva (PCR)
  • Velocità di sedimentazione degli eritrociti (VES)
  • Ferro e ferritina
  • Immunoglobuline sieriche (IgG e IgM)
  • Marker delle malattie autoimmuni come gli anticorpi anti-SSB, anticorpi anti-SM, anticorpi anti-nucleari (ANA), etc.

Il piano terapeutico viene formulato solo in seguito a una valutazione medica esaustiva e dopo aver discusso i rischi e i benefici nel caso si vogliano rimuovere le protesi.

Guarigione dalla malattia da protesi mammaria

Nel caso della contrattura capsulare o della rottura della protesi, la rimozione della protesi al seno è indicata secondo le linee guida attuali. Quando si parla però di malattia da protesi mammaria i dati attuali dicono che potrebbe esserci un miglioramento come anche no:

  1. Pazienti non diagnosticati con una patologia autoimmune o reumatica. In queste pazienti, circa l’80% ha riferito di un miglioramento nei sintomi fisici e circa il 90% ha riferito un miglioramento nei sintomi psicologici e nel benessere generale in seguito alla rimozione delle protesi.
  2. Pazienti con patologia reumatica ma non autoimmune. Queste pazienti riferiscono un miglioramento iniziale della sintomatologia che sembra essere dovuto a un effetto placebo, con una ricaduta entro 6-12 mesi dopo la rimozione della protesi.
  3. Pazienti con patologie autoimmuni. Queste pazienti non avvertono alcun miglioramento nei sintomi in seguito alla rimozione della protesi né è rilevabile un miglioramento nei livelli di anticorpi.

Secondo una rassegna di studi di coorte e resoconti dei pazienti, circa il 75% delle pazienti riferisce un miglioramento dopo la rimozione delle protesi, ma solo il 16% delle pazienti con diagnosi di malattia autoimmune riferisce un miglioramento (sintomi più lievi, ma non guarigione).

La rimozione delle protesi al seno va discussa con il proprio chirurgo plastico: una capsulectomia totale o quasi-totale potrebbe essere indicata in alcuni casi, ma una capsulectomia en-bloc è al momento sconsigliata e da riservare esclusivamente ai casi confermati di tumore al seno.

Alla fine, la scelta su come procedere spetta al paziente, ma è altamente consigliato di attenersi alle linee guida e alle evidenze mediche attuali nonché al consiglio del chirurgo, possibilmente un professionista con esperienza specifica nel trattamento dei casi con malattia da protesi mammaria.


Fonti

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Dopo quanto tempo inizia a funzionare il Roaccutan (isotretinoina)? https://www.medtravel.asia/it/dopo-quanto-tempo-inizia-a-funzionare-il-roaccutan-isotretinoina/ https://www.medtravel.asia/it/dopo-quanto-tempo-inizia-a-funzionare-il-roaccutan-isotretinoina/#respond Tue, 16 Mar 2021 10:18:31 +0000 https://www.medtravel.asia/?p=3508 Le persone affette da acne non vedono l’ora di vedere un miglioramento della loro condizione sulla pelle quindi non appena iniziano ad assumere il Roaccutan, il trattamento di riferimento contro l’acne, si domandano in quanto tempo ci saranno risultati apprezzabili. Il Roaccutan (Accutane negli Stati Uniti) è il nome commerciale di un farmaco retinoide con […]

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Le persone affette da acne non vedono l’ora di vedere un miglioramento della loro condizione sulla pelle quindi non appena iniziano ad assumere il Roaccutan, il trattamento di riferimento contro l’acne, si domandano in quanto tempo ci saranno risultati apprezzabili.

Il Roaccutan (Accutane negli Stati Uniti) è il nome commerciale di un farmaco retinoide con obbligo di prescrizione medica a base di isotretinoina e indicato nel trattamento dell’acne nodulo-cistica, ma spesso prescritto anche per forme più lievi di acne, per l’eczema e per altri disturbi dermatologici.

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Quanto tempo per vedere gli effetti del Roaccutan?

Gli effetti del farmaco possono essere visti fin da 10 giorni dopo l’inizio della terapia con isotretinoina orale.

Spesso tra le 2 e le 10 settimane dopo l’inizio del trattamento si potrebbe notare un peggioramento dell’acne, noto come flare-up in inglese.

La maggior parte dei pazienti sarà in grado di apprezzare i benefici del farmaco dopo 1-3 mesi dall’inizio della terapia che in genere dura 5-6 mesi.

L’80% dei pazienti che assume capsule di isotretinoina avrà la pelle libera dall’acne dopo 4 mesi.

L’efficacia di questo trattamento farmacologico è dose-dipendente e molti pazienti iniziano con una dose bassa che viene gradualmente incrementata con il passare delle settimane; il piano terapeutico specifico che ti è stato prescritto, che include la dose giornaliera di isotretinoina e quali altri farmaci si assumono o i trattamenti ai quali ci si sottopone, influenzeranno quanto velocemente si vedranno i risultati dell’assunzione del Roaccutan.

Dopo aver finito un ciclo di isotretinoina, se l’acne persiste si potrà fare un secondo ciclo dopo aver fatto passare un periodo di almeno due mesi senza assumere il farmaco.

Rivolgetevi al vostro dermatologo di fiducia per consigli su misura e specifici per il vostro caso.


Fonti

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Crepitio o scoppiettio nelle orecchie: disfunzione tubarica e altre cause https://www.medtravel.asia/it/crepitio-o-scoppiettio-nelle-orecchie-disfunzione-tubarica-e-altre-cause/ https://www.medtravel.asia/it/crepitio-o-scoppiettio-nelle-orecchie-disfunzione-tubarica-e-altre-cause/#respond Tue, 09 Mar 2021 11:01:35 +0000 https://www.medtravel.asia/?p=3492 Un crepitio o uno scoppiettio nelle orecchie è un sintomo non troppo inusuale. Quando i pazienti si rivolgono al medico a causa di questo sintomo, spesso lo descrivono come il rumore dei Rice Krispies (riso soffiato per la colazione) quando si versa il latte, senza però accusare fastidio o dolore. Le cause dell’acufene, termine medico […]

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Un crepitio o uno scoppiettio nelle orecchie è un sintomo non troppo inusuale. Quando i pazienti si rivolgono al medico a causa di questo sintomo, spesso lo descrivono come il rumore dei Rice Krispies (riso soffiato per la colazione) quando si versa il latte, senza però accusare fastidio o dolore. Le cause dell’acufene, termine medico per definire qualunque suono che sentiamo all’interno dell’orecchio e che non ha corrispondenza con il mondo esterno, possono essere molteplici. L’acufene può essere avvertito come un ronzio, un sibilo, un crepitio, uno schiocco, un fischio, uno sfrigolio o un mormorio.

L’acufene non è necessariamente un sintomo di cui preoccuparsi ad esempio quando:

  • Si sente un rullio come di tamburi quando si sbadiglia. Questo è infatti causato dalla contrazione intermittente di alcuni muscoli, solitamente il muscolo tensore del timpano.
  • Si sente uno schiocco o un sibilo quando c’è un cambio repentino di altitudine, ad esempio durante decollo e atterraggio quando si viaggia in aereo.

In questo articolo però parlerò delle possibili cause di acufene di tipo crepitante o scoppiettante e non del più diffuso ronzio.

cause di crepitio o scoppiettio nelle orecchie

Disfunzione Tubarica

La tuba o tromba di Eustachio è un canale che collega l’orecchio medio alla rinofaringe; permette di far defluire muco o liquidi dall’orecchio medio e di compensare la pressione dell’aria tra l’interno dell’orecchio e il mondo esterno.

Talvolta, a causa di allergie, infiammazioni o infezioni, la tromba di Eustachio può gonfiarsi riducendo quindi il diametro interno e compromettendone il funzionamento normale. Questa disfunzione può portare a una sensazione di “pienezza” dell’orecchio, a disturbi uditivi e in alcuni casi a uno scoppiettio o crepitio nelle orecchie dovuto al passaggio difficile dell’aria attraverso il canale ristretto.

La disfunzione tubarica è considerata la causa più verosimile di scoppiettio nelle orecchie.

Tappo di cerume

Il cerume è composto di cellule morte e di secrezioni prodotte da due tipi di ghiandole diverse all’interno dell’orecchio; la sua funzione è quella di tenere il canale uditivo lubrificato e pulito e presenta inoltre delle proprietà antimicrobiche. Il cerume viene espulso naturalmente dal canale auricolare attraverso un meccanismo fisiologico che lo spinge verso l’esterno e che viene aiutato dai movimenti della mandibola. Nel 10% dei bambini, 5% degli adulti e quasi il 60% degli anziani nelle case di cura il cerume forma un tappo, cioè causa dei sintomi o blocca totalmente il condotto uditivo. Questo può essere dovuto a un problema nel meccanismo fisiologico di espulsione o a una errata igiene personale (ad esempio l’uso dei cotton fioc).

Se vi è un blocco completo del canale uditivo, il tappo di cerume può anche causare il crepitio nelle orecchie in maniera similare alla disfunzione tubarica quando l’aria, lentamente e con difficoltà, riesce a superare il blocco.

Otite media

L’otite media può causare la disfunzione tubarica e per questo motivo è una delle possibili cause di scoppiettio nelle orecchie. Quando i sintomi dell’otite persistono è necessario rivolgersi al proprio medico curante in quanto potrebbe essere necessaria la terapia antibiotica.

Scoppiettio nelle orecchie quando si mastica o muove la mandibola: ATM

L’articolazione temporo-mandibolare (ATM) è l’articolazione che connette la mandibola al cranio. Come ogni altra articolazione anche questa può avere dei disturbi e soffrire di degenerazione della cartilagine o di artrosi. Quando i pazienti soffrono di disturbi dell’articolazione temporomandibolare generalmente riferiscono dolore e rumori a schiocco quando muovono la mandibola, ma in certi casi è possibile avvertire anche un crepitio.

Altre possibili cause

Sindrome di Meniere

Le persone affette da sindrome di Meniere soffrono di attacchi della durata variabile da pochi minuti ad alcune ore che sono caratterizzati da vertigini, disturbi dell’udito e acufene. Nonostante non sia molto comune, talvolta l’acufene può essere del tipo scoppiettante.

Crepitio dopo interventi chirurgici

In alcuni casi, i pazienti che si sono sottoposti ad interventi chirurgici come la mastoidectomia per l’asportazione di un colesteatoma potrebbero avvertire un crepitio durante le prime settimane dopo l’operazione. A guarigione ultimata questo suono dovrebbe scomparire.

Effetto collaterale di farmaci

Molti farmaci (oltre 200) possono causare problemi all’udito e acufene anche se questo è solitamente un ronzio e solo raramente uno scoppiettio. I farmaci ototossici più comuni sono alcuni antibiotici, alcuni farmaci utilizzati nelle terapie per i tumori, il chinino (antimalarico), l’aspirina e alcuni diuretici.

Trauma cranico, barotrauma e trauma acustico

Il trauma cranico, i traumi causati da cambiamenti di pressione come quando si vola o ci si immerge, e i traumi da rumori molto forti sono una possibile causa di acufene. Generalmente si tratta di ronzii con perdita di udito, ma in alcuni casi può anche trattarsi di crepitio nelle orecchie.

Trattamento dello scoppiettio nelle orecchie

La terapia per il crepitio o scoppiettio nelle orecchie dipende dalla causa di questo fenomeno. È sempre consigliato recarsi dal proprio medico curante affinché questo possa effettuare un esame fisico e raccogliere tutte le informazioni necessarie per una diagnosi affidabile tra cui domandare quali altri sintomi vengono avvertiti e quali farmaci si sono assunti di recente. In alcuni casi potrebbe essere prescritta una visita specialistica da un otorino.

Quando si pensa a rimedi casalinghi per le orecchie o alla pulizia delle orecchie molte persone hanno in mente i cotton fioc (bastoncini cotonati), le candele per le orecchie e le gocce di olio d’oliva nell’orecchio. È stato dimostrato che questi metodi sono sia inefficaci che potenzialmente dannosi e in grado di peggiorare la situazione. Gli spray contenenti sostanze che ammorbidiscono il cerume e ne facilitano l’espulsione o le irrigazioni con le siringhe (senza ago!) sono alternative migliori.

Se si soffre di una infezione delle alte vie respiratorie come il raffreddore comune, il crepitio alle orecchie scomparirà una volta guariti dall’infezione. Si può domandare al proprio medico curante se nel proprio caso specifico sia indicato l’uso di antiinfiammatori, decongestionanti nasali, corticosteroidi o altri farmaci.

In alcuni casi, la manovra di Valsalva è in grado di risolvere il problema; per effettuare questa manovra è necessario chiudere la bocca e tappare le narici e tentare di espirare. Si tratta della stessa manovra che potreste aver già sperimentato per compensare la differenza di pressione nelle orecchie quando si vola in aeroplano.

Quando è necessario recarsi dal medico?

Un crepitio alle orecchie occasionale o di breve durata potrebbe essere normale, ma in alcuni casi è consigliato recarsi dal proprio medico per una valutazione come ad esempio:

  • Quando i sintomi durano per settimane
  • Quando i sintomi insorgono in seguito ad un trauma o a un infortunio.
  • Quando oltre allo scoppiettio alle orecchie si provano anche vertigini, nausea, febbre, perdita dell’udito o altri sintomi.
  • Quando dal canale uditivo fuoriesce muco o liquido con tracce di sangue o con un odore cattivo.

Fonti

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Significato di lesione ipodensa e radiotrasparenza alla TAC o raggi X https://www.medtravel.asia/it/significato-di-lesione-ipodensa-e-radiotrasparenza-alla-tac-o-raggi-x/ https://www.medtravel.asia/it/significato-di-lesione-ipodensa-e-radiotrasparenza-alla-tac-o-raggi-x/#respond Thu, 04 Mar 2021 06:44:37 +0000 https://www.medtravel.asia/?p=3480 Dopo aver effettuato una TAC o una radiografia si potrebbe aver letto i termini radiotrasparente, radiolucido o ipodensità nel referto scritto dal medico radiologo. Se ti stai chiedendo cosa significhi, la risposta è sia semplice che complicata allo stesso tempo, continua a leggere per scoprire perché. Cosa è la radiotrasparenza? Le radiografie, spesso chiamate semplicemente […]

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Dopo aver effettuato una TAC o una radiografia si potrebbe aver letto i termini radiotrasparente, radiolucido o ipodensità nel referto scritto dal medico radiologo. Se ti stai chiedendo cosa significhi, la risposta è sia semplice che complicata allo stesso tempo, continua a leggere per scoprire perché.

lesione ipodensa o radiotrasparenza nel referto di una radiografia o di una tac

Cosa è la radiotrasparenza?

Le radiografie, spesso chiamate semplicemente “raggi”, sono delle immagini ottenute a fine diagnostico; in radiologia medica, un generatore di raggi X produce un fascio di energia (i raggi X) che viaggia in direzione del corpo del paziente: una parte di questi raggi X viene assorbita dalle strutture del corpo, mentre un’altra parte attraversa il paziente e viene catturata da una pellicola sensibile posta dietro di esso. Le TAC utilizzano lo stesso principio di funzionamento, ma sono in grado di produrre immagini tridimensionali.

  • Una struttura radiotrasparente ha una bassa densità che produrrà un colore nero sulla radiografia. Questo significa che i raggi X hanno attraversato il corpo.
  • Una struttura radiopaca ha alta densità e produrrà un colore bianco sulla radiografia. Questo significa che i raggi X sono stati assorbiti e non sono riusciti a passare.

Una ipodensità o radiotrasparenza rappresenta un’area a bassa densità, che quindi appare di colore nero, e che viene spesso segnalata nei referti perché presente in una regione o in un tessuto in maniera inaspettata cioè dove dovrebbe esserci un tessuto radiopaco (di colore bianco).

L’opposto di ipodensità o radiotrasparenza è chiamato addensamento o radiopacità e rappresenta quindi un’area più densa del normale che compare alla radiografia come una macchia bianca nel tessuto.

Cosa indicano le lesioni ipodense?

Le radiotrasparenze o lesioni ipodense possono voler dire un gran numero di cose: potrebbe essere un artefatto o potrebbe essere dovuto a un posizionamento errato del paziente durante l’esame radiografico, o potrebbe essere qualcosa di benigno di cui non preoccuparsi, o ancora potrebbe essere un segno di qualcosa che non và. Non è possibile stabilire il significato di una lesione ipodensa senza conoscere il caso specifico del paziente e senza avere ulteriori informazioni sulla radiografia.

In generale, una radiotrasparenza può indicare cose come una cisti, un tumore benigno, una infezione o un tumore maligno. Il confronto con radiografie o TAC precedenti, l’anamnesi del paziente, i sintomi riferiti e il motivo per cui l’esame è stato prescritto insieme a informazioni come il luogo esatto e il tipo e porzione di tessuto in cui la lesionie ipodensa si trova, come sono i margini e quali altre irregolarità sono presenti nell’area esaminata, sono solo alcune delle ulteriori informazioni necessarie a restringere le possibili diagnosi. In molti casi, per una diagnosi esatta serviranno ulteriori esami sia di diagnostica per immagini sia istologici come la biopsia.

Esempi di lesioni ipodense e radiostrasparenze

In una panoramica dentale (ortopantomografia), esame comunemente prescritto da dentisti e odontoiatri, una radiotrasparenza periapicale è spesso indicazione di una infezione.

In una mammografia potrebbe indicare invece la presenza di una cisti o di un lipoma.

Nella radiografia di un segmento osseo la radiotrasparenza potrebbe indicare un’area demineralizzata a causa di un trauma.

Come interpretare il significato dell’ipodensità?

I radiologi sono medici specializzati nell’esecuzione di tecniche per la diagnostica per immagini nonché nel fare diagnosi sulla base della loro interpretazione delle immagini ottenute. È necessario portare il referto del radiologo al proprio medico curante o allo specialista che ha prescritto l’esame per poter comprender meglio il significato del reperto radiografico e per discuterne il risultato.


Fonti

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Come snellire i polpacci? Migliori metodi per caviglie e gambe sottili https://www.medtravel.asia/it/come-snellire-i-polpacci-migliori-metodi-per-caviglie-e-gambe-sottili/ https://www.medtravel.asia/it/come-snellire-i-polpacci-migliori-metodi-per-caviglie-e-gambe-sottili/#respond Thu, 25 Feb 2021 07:20:09 +0000 https://www.medtravel.asia/?p=3460 Per alcuni, le caviglie sottili con gambe lunghe e toniche sono le caratteristiche che delineano un bel paio di gambe. Specialmente in primavera ed estate, con il clima più caldo e con meno vestiti addosso, le donne possono sentirsi a disagio per l’aspetto delle proprie gambe e cercare quindi dei metodi per migliorarne la forma. […]

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Per alcuni, le caviglie sottili con gambe lunghe e toniche sono le caratteristiche che delineano un bel paio di gambe. Specialmente in primavera ed estate, con il clima più caldo e con meno vestiti addosso, le donne possono sentirsi a disagio per l’aspetto delle proprie gambe e cercare quindi dei metodi per migliorarne la forma.

Comunque, come per tutte le parti del corpo non esiste uno standard di bellezza per le gambe in quanto dipende dai gusti individuali, ma se siete tra quelli che sognano delle caviglie sottili con polpacci snelli allora continuate a leggere questo articolo in cui parleremo di come ottenere questo risultato, dai metodi casalinghi alla chirurgia.

snellire polpacci e caviglie per aspetto più sottile

Perché i miei polpacci sono grossi?

La prima cosa da capire se si vogliono snellire caviglie e polpacci è comprendere il perché sono più grossi di quel che vorremmo. La risposta è una delle quattro sottostanti e ogni causa avrà bisogno di un approccio diverso per ottenere risultati:

  1. Hai ipertrofia muscolare della regione del polpaccio
  2. Hai grasso nella regione del polpaccio
  3. Hai edema del polpaccio
  4. Hai due o più delle cause qui sopra

L’ipertrofia muscolare non è altro che lo sviluppo e aumento di volume della muscolatura. Questo può dipendere dall’esercizio fisico, dalla genetica o da entrambe le cose. Il polpaccio è composto da diversi muscoli, ma sono solo 3 i principali che causano l’ingrossamento della gamba:

  • Il soleo e il gastrocnemio nella parte posteriore
  • Il tibiale nella parte anteriore che anche se è spesso poco considerato in realtà contribuisce abbastanza nell’aspetto generale delle gambe.

I muscoli dei polpacci sono comunemente considerati tra i più difficili da sviluppare anche tra i body builder professionisti; alcune tra le attività in grado di stimolare questi muscoli sono i salti ripetuti come saltare la corda o giocare a pallavolo, o altre attività come camminare in montagna o andare in bicicletta che se praticate con costanza portano allo sviluppo di polpacci più grossi e muscolosi. Come detto anche la genetica gioca un ruolo: ogni persona è diversa e se per molti il cercare di ingrossare i muscoli del polpaccio intenzionalmente può essere difficile, per altri anche forme di esercizio leggero possono stimolare sufficientemente l’ipertrofia muscolare.

Il secondo motivo per polpacci e caviglie grosse è la presenza di depositi di grasso e anche per questo vi sono 2 ragioni principali:

  • La massa grassa del proprio corpo in generale è più alta della media, quindi anche il grasso sottocutaneo nella regione del polpaccio è più alta.
  • Si ha una predisposizione genetica nel deposito di grasso nelle gambe. In generale negli uomini il grasso tende ad accumularsi preferibilmente nell’addome, mentre per le donne tende ad accumularsi su cosce e glutei; ma non siamo tutti uguali, per cui per alcuni potrebbe essere più facile rispetto ad altri l’aumentare le riserve di grasso nei polpacci.

Il terzo motivo per polpacci e caviglie grosse è l’edema cioè l’accumulo di liquidi: messe da parte le varie patologie che possono causare l’edema degli arti inferiori come alcune nefropatie e malattie cardiovascolari, l’edema può avere anche cause più semplici ed innocue come lo stare in piedi fermi per molte ore, stare seduti fermi per molte ore o l’indossare calze con elastico troppo stretto.

I metodi migliori per snellire i polpacci

Ognuna delle cause di caviglie e polpacci grossi ha rimedi diversi.

Per l’ipetrofia muscolare si può:

  • Smettere di svolgere gli esercizi e le attività che stimolano i muscoli delle gambe.
  • Farsi fare delle iniezioni di botulino. Questo metodo è già molto popolare per la riduzione del muscolo massetere e utilizzato dalle persone con una mandibola squadrata che vogliono ottenere un viso a forma di V. Inibendo chimicamente con il Botox la capacità del muscolo di contrarsi, col passare del tempo il muscolo ridurrà in volume.

Entrambe queste soluzioni sono controproducenti se si è atleti o se si svolgono con piacere attività che richiedono forza e resistenza muscolare delle gambe in quanto condizioneranno negativamente le prestazioni atletiche: sarà da scegliere tra polpacci snelli e prestazioni. Con il secondo metodo potrebbero inoltre essere richieste parecchie unità di Botox rendendo il trattamento molto costoso.

Per il grasso nelle caviglie e nei polpacci si può invece:

  • Ridurre le calorie ingerite. Bisogna tenere a mente che il dimagrimento localizzato non è possibile, si dimagrirà in tutto il corpo più o meno uniformemente in base alla propria genetica (si potrebbe dimagrire prima nella regione addominale ad esempio). Esercitare i polpacci non li farà dimagrire nello specifico, potrebbe anzi aumentarne il volume stimolando e facendo crescere la massa muscolare.
  • Aumentare la spesa energetica. Gli allenamenti cardio e ad alta intensità sono ottimi metodi per bruciare calorie, mentre la palestra e gli esercizi per tonificare e aumentare la massa dei muscoli del corpo fanno bruciare meno nel breve termine, ma innalzano il metabolismo e la spesa energetica a riposo nel lungo termine.
  • Utilizzare dispositivi medici per il trattamento del grasso ostinato come il CoolSculpting (congelamento del grasso), Vanquish (radiofrequenza), SculpSure (laser), UltraShape (ultrasuoni).
  • Farsi fare “iniezioni sciogli grasso” cioè sottoporsi a intralipoterapia con l’uso di Kybella ad esempio.
  • Sottoporsi a liposuzione della gamba.

I primi due metodi richiedono del tempo per ottenere buoni risultati ma sono i meno costosi e virtualmente a costo zero. Le ultime tre opzioni potrebbero offrire risultati quasi immediati e senza fatica, ma sono più costosi. Inoltre, con ogni procedura medica o chirurgica vi sono dei rischi e possibili complicazioni: le ultime due opzioni in particolare possono causare deformità se il grasso non viene eliminato in maniera uniforme e per questo motivo è bene rivolgersi ad un professionista con esperienza specifica nella procedura.

Per l’edema di gambe e caviglie, se non causato da patologie, si può:

  • Alzarsi in piedi e camminare un po’ se si sta seduti per molte ore. La contrazione dei muscoli del polpaccio funziona come una pompa che aiuta sia la circolazione venosa che il drenaggio linfatico.
  • Sollevare le gambe a livello del bacino o se ci si può distendere sopra il livello del cuore aiuta sia la circolazione linfatica che quella sanguigna. Anche mettere un cuscino sotto le caviglie di notte mentre si dorme può portare beneficio.
  • Seguire una dieta con basso contenuto di sodio. Troppo sale causa infatti ritenzione idrica.
  • Evitare di indossare jeans troppo stretti o calze con elastici troppo stretti.
  • Utilizzare calze compressive medicali che sono ideate per applicare la giusta pressione alle gambe per aiutare la circolazione sanguigna e linfatica.
  • Sottoporsi a sedute di linfodrenaggio manuale, cioè massaggi che aiutano la circolazione linfatica.

È inoltre importante rivolgersi al proprio medico curante per assicurarsi che non vi siano patologie alla base del gonfiore di caviglie e polpacci.

Cosa NON fare per snellire polpacci e caviglie

Lunghe passeggiate, la corsa e altre forme di esercizio fisico possono in realtà peggiorare la situazione, specialmente se si è tra quelli che già hanno sviluppato una ipertrofia del polpaccio o che hanno la tendenza a sviluppare facilmente i muscoli del polpaccio. Il metodo più semplice per perdere peso è attraverso la dieta, non aumentando l’attività fisica nonostante questa sia ovviamente utile. Camminare per due ore può far bruciare 400 Kcal, ma è molto più facile tagliare 400 Kcal dalla dieta con semplici scelte alimentari come evitare un dolce, bere bibite non zuccherate o non mettere lo zucchero nel caffè, o aumentare la porzione di verdure durante i pasti per riempirsi lo stomaco, diminuendo al contempo quelle di carboidrati e di grassi saturi. Inoltre, la corsa o camminare non sono le uniche forme di esercizio che fanno perdere peso e se ne possono quindi scegliere altre che stimolano meno la muscolatura della gamba.

Altra cosa da evitare è trattare la causa sbagliata: un massaggio non aiuterà in caso di grasso nel polpaccio, la corsa non aiuterà se si ha ipertrofia muscolare e la dieta ipocalorica non risolverà l’edema. * Per snellire gambe e caviglie la prima cosa da capire è il motivo per cui sono grosse.

A causa di diversi motivi a livello di anatomia di polpacci e caviglie, queste sono due delle zone più difficili da trattare quando si parla di sagomarle chirurgicamente: è fondamentale rivolgersi a uno specialista molto esperto ed è importante comprendere bene i rischi e le possibili complicazioni se si scegliere di percorrere la strada della chirurgia.

 

* L’obesità ed il sovrappeso sono in realtà tra le possibili cause dell’edema degli arti inferiori, quindi in quel caso specifico la dieta potrebbe anche aiutare a risolvere l’edema.


Fonti

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13 motivi per continuare a indossare la mascherina anche dopo il vaccino per COVID-19 https://www.medtravel.asia/it/13-motivi-per-continuare-a-indossare-la-mascherina-anche-dopo-il-vaccino-per-covid-19/ https://www.medtravel.asia/it/13-motivi-per-continuare-a-indossare-la-mascherina-anche-dopo-il-vaccino-per-covid-19/#respond Thu, 21 Jan 2021 11:13:27 +0000 https://www.medtravel.asia/?p=3367 Con l’approvazione dei primi vaccini in quasi tutti i paesi del mondo e l’inizio delle campagne vaccinali, nasce una nuova domanda: bisogna comunque continuare a indossare la mascherina anche dopo aver fatto il vaccino contro il COVID-19? In breve, la risposta è SI! Qui di seguito trovate 13 motivi per continuare a indossare la mascherina […]

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Con l’approvazione dei primi vaccini in quasi tutti i paesi del mondo e l’inizio delle campagne vaccinali, nasce una nuova domanda: bisogna comunque continuare a indossare la mascherina anche dopo aver fatto il vaccino contro il COVID-19?

In breve, la risposta è SI! Qui di seguito trovate 13 motivi per continuare a indossare la mascherina anche dopo il vaccino o dopo aver contratto la malattia, scopri perché!

1. Il vaccino non produce una risposta immunitaria immediata

La maggior parte dei vaccini già sviluppati o ancora in fase di sviluppo richiede due dosi a distanza di 3-4 settimane una dall’altra. La prima dose inizia a stimolare il sistema immunitario, la seconda potenzia la risposta immunitaria e verosimilmente estende nel tempo la protezione contro la malattia, ma il sistema immunitario ha comunque bisogno di tempo per costruire questa risposta. Ci vogliono circa 2 settimane dopo la seconda dose di vaccino per essere protetti contro il COVID-19 secondo gli studi pubblicati attualmente.

2. Le mascherine proteggono quelli attorno a noi non ancora vaccinati

Siamo solo agli inizi di questa campagna vaccinale massiva: pochissime persone sono ad oggi già vaccinate e siamo ben lontani dal raggiungere l’immunità di gregge, senza contare il fatto che non sappiamo ancora se le persone vaccinate siano o meno in grado di diffondere il virus. La maggioranza delle persone non è ancora vaccinata, è quindi meglio continuare a indossare la mascherina.

3. Si potrebbe essere comunque in grado di diffondere la malattia

Nonostante l’immunità contro la malattia acquisita dopo le due dosi di vaccino, si potrebbe comunque essere in grado di diffondere il virus alle persone non ancora vaccinate. I ricercatori hanno bisogno di tempo e di una quantità maggiore di dati raccolti nel mondo reale prima di poter dire con certezza se chi è vaccinato può comunque diffondere la malattia o meno. Una delle possibilità in esame è che si possa essere protetti contro la malattia e non si sviluppino sintomi, ma il sistema immunitario potrebbe non essere in grado di combattere il virus totalmente, lasciando a qualche particella virale la capacità di sopravvivere, replicarsi e diffondersi nell’ambiente.

4. C’è la possibilità di essere reinfettati

Si sa ancora poco riguardo la possibilità di contrarre due volte la malattia. Ad oggi, sono pochissimi i casi riportati e la possibilità che ciò capiti è estremamente rara, ma finché non ci saranno più dati è comunque meglio continuare a indossare la mascherina per minimizzare i rischi.

5. Ci si potrebbe infettare con una nuova variante di COVID

I virus mutano molto velocemente e talvolta queste particelle virali mutate sopravvivono e si diffondono, mentre altre volte scompaiono. Al momento, vi sono 3 varianti in circolazione del COVID-19 nel mondo e che sono sotto osservazione:

  1. Variante Inglese (B117)
  2. Variante Sudafricana (B1351)
  3. Variante Brasiliana (P1)

Essendo nuove varianti mutate, ci sono dati estremamente limitati e non sappiamo ancora molto su di loro. Sembrano avere la capacità di diffondersi più velocemente e più facilmente rispetto al SARS-CoV-2 originale, ma non ci sono prove che causino una forma più grave della malattia o che ci sia un rischio maggiore di morte. Ciononostante, un maggior numero di persone infettate significa stress maggiore per i sistemi sanitari e quindi potenzialmente un maggior numero di morti. Una informazione cruciale che manca su queste nuove varianti è se i vaccini attualmente sviluppati siano efficaci anche contro di esse o meno.

6. I vaccini non sono efficaci al 100%

Nonostante i vaccini sviluppati da Moderna, Pfizer e AstraZeneca siano efficaci al 90% circa, questo significa che 1 persona ogni 20 che si vaccina può comunque essere infettata e sviluppare la malattia da COVID-19.

7. Non sappiamo ancora quanto duri la protezione

Vi sono dati incoraggianti su quanto a lungo duri l’immunità che si sviluppa nelle persone che hanno contratto il COVID-19 e in quelle vaccinate: un recente studio pubblicato sugli operatori sanitari infettati e poi guariti ha visto che il rischio di reinfezione è sostanzialmente ridotto per almeno 6 mesi; ancora non sappiamo invece quanto a lungo duri l’immunità ottenuta con la vaccinazione e verosimilmente non si tratta di una immunità perenne, ma secondo gli esperti dovrebbe durare almeno 6-12 mesi dopo i quali un ulteriore richiamo potrebbe allungare ulteriormente la copertura, ma è ancora troppo presto per dirlo.

8. Le mascherine proteggono quelli che non possono vaccinarsi

Alcune persone non possono essere vaccinate, come quelle che hanno già avuto in passato episodi di reazioni allergiche gravi a causa di ingredienti contenuti nei vaccini. Indossando una mascherina si proteggono anche queste persone.

9. Le mascherine proteggono le persone con un sistema immunitario compromesso

Ancora non sappiamo quanto sia efficace il vaccino nelle persone immunodepresse come i pazienti affetti da cancro o altre categorie di pazienti con un sistema immunitario indebolito. In questi pazienti, l’efficacia del vaccino potrebbe essere ben inferiore al 90-95% riscontrato nella popolazione sana negli studi. Indossando una mascherina, si proteggono queste persone dal virus.

10. Le mascherine proteggono contro tutte le malattie diffuse per via aerea

Le mascherine non sono efficaci solo contro il COVID, ma lo sono per tutte le malattie trasmesse per via aerea. Dal semplice raffreddore o dall’influenza stagionale a malattie più gravi e con alta mortalità (così come quelle, tipo il COVID, che gli esperti ci hanno preannunciato potrebbero arrivare in futuro!).

Anche le patologie apparentemente più innocue possono richiedere il ricovero ospedaliero ed essere mortali per certe categorie di persone, come i più anziani, quelli con patologie pregresse, quelli affetti da cancro e quelli immunodepressi. Potremmo salvare molte vite e vivere più in salute continuando ad indossare le mascherine indipendentemente dal COVID-19.

11. Le persone non vaccinate potrebbero smettere di indossare la mascherina

Se tutte le persone che si vaccinano smettessero di indossare la mascherina, quelle che ancora attendono di essere vaccinate potrebbero pensare che sia lecito smettere di indossarla o potrebbero sentirsi spinte inconsciamente a non portarla per conformarsi al comportamento degli altri. Il comportamento sociale umano è un argomento complesso e la “peer-pressure”, o condizionamento del gruppo, si applica anche all’utilizzo della mascherina.

12. Alcune persone rifiutano la vaccinazione

A causa dell’ignoranza, della disinformazione e del fenomeno delle fake-news alcune persone sono preoccupate dal fatto che il vaccino sia stato sviluppato e distribuito troppo velocemente, mentre altre semplicemente rifiutano qualsiasi tipo di vaccinazione a causa di miti e credenze.

Indossando la mascherina si minimizza il rischio di reinfettarsi o di essere infettati da una nuova variante mutata del virus a causa di questi individui. Inoltre, li si protegge anche a loro dal virus e  nonostante per alcuni questo non sembra essere molto importante, resta comunque la cosa eticamente giusta da fare, oltre a far risparmiare risorse.

13. Le mascherine riducono la quantità di particelle inquinanti inalate

Un ulteriore beneficio delle mascherine è che riducono la quantità di inquinamento respirata. Le mascherine prodotte specificamente per filtrare le micro particelle sono note come N95-N99 negli stati uniti o come FFP1-FFP2-FFP3 in Europa, ma uno studio del 2016 ha riscontrato che anche le semplici mascherine in tessuto e quelle chirurgiche sono in grado di ridurre la quantità di micro polveri inalate del 15-80%, se indossate correttamente e in base al tipo specifico di mascherina indossato e al volume respirato al minuto. Le mascherine in tessuto e quelle chirurgiche sono meno efficaci quando si tratta di difenderci dalle particelle più piccole (<PM 2,5), ma diventano sempre più efficaci con le particelle più grandi.

Se per chi vive in campagna lontano da fonti di inquinamento questo potrebbe non essere rilevante, per le centinaia di milioni di persone che vivono in aree urbane fortemente inquinate e popolate questo è un gran beneficio aggiunto dell’indossare la mascherina.

Quanto a lungo quindi prima di poter smettere di indossare la mascherina?

Come già ripetuto, non lo sappiamo ancora e sono necessari più dati. Potrebbe essere verso la fine del 2020 o a 2021 ben inoltrato mal che vada. Visti i molti benefici dell’indossare la mascherina, forse è tempo di iniziare a considerarla meno come un presidio medicale o dispositivo di protezione individuale (DPI) e più come un nuovo capo d’abbigliamento o accessorio e accettarlo e adottarlo come tale.

Alcuni consigli finali

Con i casi e le morti tutt’ora in aumento nel mondo e la mancanza di dati certi sulle reinfezioni, sulle varianti mutate del COVID e sull’immunità, siate responsabili e continuate a proteggere voi stessi e chi vi circonda seguendo queste semplici raccomandazioni:

  • Indossate sempre la mascherina coprendo correttamente sia la bocca che il naso
  • Lavatevi spesso le mani
  • Restate ad almeno 1,5-2 metri di distanza dagli altri
  • Evitate i luoghi affollati
  • Evitate i luoghi chiusi e non ventilati

Alcuni studi suggeriscono inoltre che l’immunità stimolata dal vaccino sia più forte e più duratura di quella acquisita a causa dell’infezione: non appena è possibile prenotate la vostra vaccinazione anche se avete già contratto il COVID-19 nei mesi passati.


Fonti

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Invecchiamento del viso: perché succede, come prevenirlo e trattarlo https://www.medtravel.asia/it/invecchiamento-del-viso-perche-succede-come-prevenirlo-e-trattarlo/ https://www.medtravel.asia/it/invecchiamento-del-viso-perche-succede-come-prevenirlo-e-trattarlo/#respond Mon, 18 Jan 2021 11:57:49 +0000 https://www.medtravel.asia/?p=3358 L’invecchiamento è un processo naturale che colpisce tutti gli individui e tutte le parti del corpo. In genere siamo in grado di accettare alcuni dei cambiamenti causati dall’invecchiamento, ma quando si tratta del viso, spesso cerchiamo non solo di rallentare questo processo, ma anche di invertirlo. Perché il viso è così importante? La bellezza interiore […]

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L’invecchiamento è un processo naturale che colpisce tutti gli individui e tutte le parti del corpo. In genere siamo in grado di accettare alcuni dei cambiamenti causati dall’invecchiamento, ma quando si tratta del viso, spesso cerchiamo non solo di rallentare questo processo, ma anche di invertirlo.

Perché il viso è così importante?

La bellezza interiore è un tipo di bellezza più profondo e che non svanisce col passare del tempo e anzi semmai matura e migliora, ma la bellezza esteriore ci influenza profondamente nella vita di tutti i giorni per una grande varietà di ragioni. Il viso è la parte del corpo che manteniamo costantemente esposta e che guardiamo continuamente. Dai nostri visi, già solo in un decimo di secondo e fino a un paio di secondi siamo in grado di elaborare la nostra prima impressione su una persona e un giudizio su di essa che poi andrà ad influenzare le nostre relazioni sociali e il nostro comportamento.

Citando un articolo scientifico pubblicato sul Journal of Comparative Psychology:

[…] Per gli esseri umani, il viso è uno degli stimoli visivi più importanti, cosa evidente in contesti sociali – come specie osserviamo costantemente, quasi ossessivamente il viso uno dell’altro, ponendo estrema attenzione ai dettagli più fini che possano darci qualche idea dello stato emotivo, del livello di coinvolgimento o dell’oggetto dell’attenzione di chi è con noi […]

In che modo invecchia il viso?

L’invecchiamento è un argomento piuttosto complicato e i cambiamenti nell’aspetto del viso sono dovuti a fattori multipli e si sviluppano nel corso di tutta la nostra vita.

  • Cambiamenti nella produzione di ormoni. Per esempio, con la menopausa i livelli di estrogeni diminuiscono mentre aumentano quelli degli androgeni causando dei cambiamenti sia nella pelle, come una diminuzione nella sintesi e quantità di collagene presente, che nel tessuto osseo.
  • Il metabolismo rallenta, causando lo sviluppo di nuovi depositi di tessuto adiposo, come ad esempio il doppio mento.
  • Diminuzione del grasso sottocutaneo. Nonostante in generale la massa adiposa totale tenda ad aumentare con l’età, il grasso sottocutaneo viene riassorbito, causando una perdita di volume, tessuti cadenti e mancanza di supporto meccanico per la pelle.
  • Atrofia muscolare. Con il passare degli anni si perde massa muscolare (sarcopenia) che contribuisce a una perdita di volume e supporto ai tessuti.
  • Riassorbimento osseo. L’invecchiamento causa la degenerazione del tessuto osseo, con perdita di volume e supporto.
  • Indebolimento del tessuto connettivo. La degenerazione delle componenti del tessuto connettivo, come il collagene e l’elastina, causa l’aspetto cadente di alcune strutture come la punta del naso.
  • Perdita di componenti del derma. Il collagene, l’elastina, l’acido ialuronico e molte altre proteine e molecole sono critiche per alcune delle caratteristiche della pelle, come il suo aspetto pieno e la sua elasticità; con l’invecchiamento vi è una perdita progressiva di queste componenti.
  • Crescita delle cartilagini. Ad esempio quelle delle orecchie, che ne causa un allungamento e un aspetto esteticamente meno piacevole.
  • A livello molecolare e cellulare, con l’invecchiamento si ha una capacità proliferativa cellulare ridotta, una capacità di riparare il DNA ridotta e la senescenza delle cellule.

Nel complesso, si può dire che in generale c’è una perdita di volume e supporto per le strutture più superficiali e contemporaneamente un rallentamento e deterioramento dei processi rigenerativi, che causano la formazione di rughe e pelle cadente.

Cosa si può fare per l’invecchiamento del viso?

La genetica è alla base del quando e del come invecchiamo, il che potrebbe portare a pensare che non si possa fare nulla contro l’invecchiamento non potendo cambiare il nostro DNA. In realtà c’è molto che si può fare per rallentare, prevenire e ritardare i segni dell’invecchiamento sul nostro viso, così come trattamenti per cancellarne i segni.

sun damage skin aging face

Camionista che mostra gli effetti dell’esposizione di solo metà del suo viso al sole per oltre 28 anni. N Engl J Med. 2012 Apr 19;366(16):e25. doi: 10.1056/NEJMicm1104059.

Come prevenire l’invecchiamento cutaneo

Lo stile di vita gioca un ruolo fondamentale in molte patologie, ma influenza anche l’invecchiamento. Molti fattori esterni, detti estrinsechi, che dipendono dal nostro stile di vita sono ben noti per causare stress ossidativo e il rilascio delle specie reattive dell’ossigeno, cioè i “radicali liberi”. I radicali liberi non solo danneggiano le cellule della pelle, ma anche gli altri componenti del derma quali l’acido ialuronico, il collagene e l’elastina. I seguenti sono i principali fattori coinvolti nell’invecchiamento cutaneo che dipendono dal nostro stile di vita e alcuni modi per prevenirlo.

  1. Esposizione al sole, raggi UVA e UVB. I raggi UV non solo causano scottature e aumentano il rischio di sviluppare tumori della pelle, ma danneggiano anche le proteine del derma, come il collagene e l’elastina, e causano stress ossidativo. Applicare la protezione solare ad ampio spettro (SPF 30+) tutti i giorni, non solamente quando si va al mare in estate, può fare la differenza per quel che riguarda il nostro aspetto negli anni a venire.
  2. Il fumo. La nicotina e altre sostanze chimiche presenti nel fumo di sigaretta causano molti danni, inclusi quelli alla pelle.
  3. Consumo di alcolici. L’alcool è in grado di raggiungere tutte le cellule del nostro corpo e di danneggiarle; inoltre, disidrata la pelle.
  4. Dieta sana e bilanciata. Assumere tutti i micro- e macro-nutrienti attraverso una dieta regolare, sana e bilanciata è fondamentale per il corretto funzionamento dell’organismo e per tutti i processi rigenerativi. Inoltre, la frutta e la verdura sono un’ottima fonte di antiossidanti che ci aiutano a combattere i radicali liberi.
  5. Detersione della pelle. Lo sporco e l’inquinamento si accumulano sulla pelle durante la giornata. L’inquinamento genera radicali liberi, mentre lo sporco potrebbe interferire con l’assorbimento dei prodotti applicati sulla cute. Detergendo la pelle al mattino e alla sera si contrastano entrambi i problemi.
  6. Idratare la pelle. Utilizzare un prodotto idratante per la pelle ne ripristina il suo corretto funzionamento come barriera dal mondo esterno e aiuta a mantenerla idratata.
  7. Evitare lo stress. Lo stress è responsabile anch’esso della generazione di radicali liberi. Affronta lo stress nel modo corretto: yoga, meditazione, la corsa o un’altra attività fisica, parlare con un amico, mangiare un buon pasto, è pieno di ottimi modi per ridurre lo stress e sentirsi meglio.
  8. Dormire a sufficienza. Farsi le 9 ore di sonno raccomandato ottimizza la capacità del corpo di rigenerarsi e combattere lo stress ossidativo.
  9. Proteggere la pelle. Al di là della protezione solare, vi sono anche altri modi per proteggere la pelle. Applicare dei prodotti antiossidanti direttamente sulla cute aiuta a combattere i radicali liberi: la vitamina C, la vitamina E, l’acido ferulico e molti altri prodotti antiossidanti derivati dalle piante possono incrementare le difese della pelle e rallentare l’invecchiamento cutaneo.

Un ulteriore fattore che causa uno dei segni principali dell’invecchiamento cutaneo del viso è il movimento dei muscoli facciali ripetuto nel tempo che è causa delle rughe dinamiche (espressive). Le rughe d’espressione si sviluppano per motivi fisiologici e non patologici, ma comunque c’è un modo per prevenirle: iniziare a sottoporsi a iniezioni di tossina botulinica alla fine dei vent’anni o all’inizio dei trent’anni aiuta a mantenere un aspetto più giovane più a lungo. Iniziando presto, non solo saranno necessarie poche unità di prodotto per ottenere buoni risultati, ma si garantirà che più avanti nel tempo se si pianifica di continuare con questo tipo di trattamento sarà necessaria una quantità ben inferiore di prodotto che non iniziando col Botox quando ormai i segni dell’età sono ben sviluppati.

Come trattare e rimediare ai primi segni dell’invecchiamento cutaneo e del viso

Esistono molti metodi non invasivi e minimamente invasivi per i primi segni dell’invecchiamento cutaneo.

Le macchie solari e altri disturbi della pigmentazione, i capillari rossi e che si rompono, le linee sottili e le rughe, la perdita di volume, … a tutto c’è rimedio. Con un consulto con uno specialista in dermatologia o chirurgia plastica sarà possibile capire qual è il piano terapeutico più appropriato in base alle proprie caratteristiche personali e aspettative.

  • Prodotti dermaceutici / cosmeceutici. Creme e sieri con componenti cosmeceutici possono aiutare a trattare una gran varietà dei segni dell’invecchiamento, dai disturbi della pigmentazione alle linee sul viso.
  • La dermoabrasione. Per eliminare le piccole imperfezioni.
  • I peel chimici. Per trattare le linee e le macchie iperpigmentate.
  • I trattamenti laser. Dalle macchie cutanee, alle linee e rughe, ai capillari rossi, … i laser possono aiutare su molti fronti e portare un ringiovanimento generale della pelle.
  • La luce pulsata. L’IPL può uniformare il colore della pelle e migliorarne l’aspetto e la trama.
  • La radiofrequenza (RF). Per stimolare la produzione di collagene e altre componenti del derma.
  • I trattamenti a ultrasuoni. Come la radiofrequenza, anche gli ultrasuoni possono stimolare la produzione di collagene e altre componenti del derma, con un effetto lifting non chirurgico.
  • I neuromodulatori, come il Botox. Le iniezioni di tossina botulinica non solo prevengono la formazione delle linee e delle rughe, ma aiutano a rilassare e lisciare la pelle.
  • I filler dermici, come l’acido ialuronico o il tessuto adiposo autologo. I filler possono sia cancellare le rughe che riempire le zone dove c’è stata perdita di volume.

Non è mai troppo tardi per passare all’azione, ma è importante scegliere sapientemente sia i trattamenti che i prodotti più appropriati! I prodotti cosmetici che irritano la pelle possono danneggiarla e farla sembrare più vecchia, e i trattamenti inappropriati possono fare più male che bene. Rivolgetevi sempre a uno specialista per minimizzare i rischi.


Fonti
  • First Impressions: Making up Your Mind after a 100-Ms Exposure to a Face.
    J Willis, A Todorov – Psychological Science, Jul 2006
  • A Comparative View of Face Perception.
    DA Leopold, G Rhodes – Journal of Comparative Psychology, Aug 2010
  • Overview of current thoughts on facial volume and aging.
    DM Kahn, RB Shaw – Facial Plastic Surgery, Oct 2010
  • The aging face.
    FG Fedok – Facial Plastic Surgery, Apr 1996
  • American Academy of Dermatology (AAD)

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Creme e cerotti in silicone per le cicatrici: funzionano? https://www.medtravel.asia/it/creme-e-cerotti-in-silicone-per-le-cicatrici-funzionano/ https://www.medtravel.asia/it/creme-e-cerotti-in-silicone-per-le-cicatrici-funzionano/#respond Sun, 17 Jan 2021 08:15:54 +0000 https://www.medtravel.asia/?p=3352 I cerotti in silicone sono venduti in farmacia e prodotti da molte marche per migliorare l’aspetto delle cicatrici e prevenire la comparsa di cheloidi o cicatrici ipertrofiche. Che siano dovute a traumi, a interventi chirurgici o ad altre cause, le persone generalmente non amano le cicatrici e cercano quindi dei modi per prevenirne la comparsa […]

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I cerotti in silicone sono venduti in farmacia e prodotti da molte marche per migliorare l’aspetto delle cicatrici e prevenire la comparsa di cheloidi o cicatrici ipertrofiche.

Che siano dovute a traumi, a interventi chirurgici o ad altre cause, le persone generalmente non amano le cicatrici e cercano quindi dei modi per prevenirne la comparsa e per farle scomparire nella speranza non lascino alcun segno. È inoltre comune che un paziente si rivolga a uno specialista per un consulto quando scontento per la presenza di vecchie cicatrici sul proprio corpo.

Quando si fa una ricerca su Google su questo argomento, le creme e i cerotti al silicone spesso compaiono tra i risultati come metodo per minimizzare le cicatrici, ma funzionano davvero?

Quale tipologia di cicatrici può essere trattata con i cerotti in silicone?

Le persone con una anamnesi di cicatrizzazione anomala o che si stanno per sottoporre a procedure chirurgiche per le quali si sa che l’incidenza di inestetismi nella cicatrizzazione è alta hanno buone probabilità di riscontrare benefici nell’applicazione dei cerotti in silicone per prevenire le cicatrici ipertrofiche.

Qualunque tipo di cicatrice fresca può anche trarre beneficio dall’uso dei prodotti a base di silicone, iniziando con l’applicazione non appena la cute è guarita totalmente.

Le vecchie cicatrici ipertrofiche ed i cheloidi potrebbero migliorare in seguito all’uso di questi prodotti, anche se già formati da tempo.

I cerotti al silicone sono l’opzione migliore, ma quando la localizzazione della cicatrice ne rende difficile l’applicazione durante il giorno e la notte, si possono provare ad utilizzare le creme al silicone: nonostante siano verosimilmente meno efficaci, sono sempre meglio di niente.

Domanda al tuo medico di fiducia se questo tipo di prodotto potrebbe essere consigliato nel tuo caso specifico.

Qual è l’effetto dei cerotti al silicone sulle cicatrici? Funzionano davvero?

Gli effetti che i cerotti esercitano sulle cicatrici sono l’appiattimento, una maggiore malleabilità, un ammorbidimento, una maggiore elasticità e anche un miglior colore della cicatrice finale.

Esistono evidenze scientifiche contrastanti relativamente alla loro efficacia e secondo alcuni autori gli studi che ne provano l’efficacia non sono obiettivi. Ciononostante, i cerotti in silicone sono utilizzati fin dal 1982 e non solo vengono raccomandati da un gran numeri di medici specialisti in tutto il mondo, ma anche da società mediche come l’accademia americana di dermatologia.

Qual è il loro meccanismo d’azione?

Il meccanismo per il quale i cerotti in silicone migliorano l’aspetto delle cicatrici non è ancora ben compreso. Potrebbe essere semplicemente perché aiutano a contenere l’umidità nella cute mantenendola idratata, o perché contribuiscono a ridurre le forze di trazione esercitate sulla ferita, o perché apportano un ulteriore livello di protezione dai batteri, o ancora per via di meccanismi in grado di influenzare l’attivazione dei fibroblasti e la sintesi e denaturazione del collagene. Sono necessari ulteriori studi per capire esattamente come e perché funzionano.

Come si usano i cerotti in silicone per migliorare le cicatrici?

Per portare dei benefici, i cerotti vanno utilizzati per almeno 12 ore consecutive ogni giorno, e si consiglia di utilizzarli per tutte e 24 le ore per risultati ottimali lavando il cerotto ogni 12 ore prima di riapplicarlo. Si può utilizzare lo scotch/cerotto medico per migliorarne l’adesione ed evitare che si stacchi e cada. Andrebbero utilizzati per 2-3 mesi, talvolta fino a 6 mesi o come consigliato dal proprio medico.

I cerotti al silicone andrebbero applicati sulla cute non appena possibile, ma solo su cute già epitelizzata (non su ferite aperte o su croste).

A causa del fatto che vanno indossati per molte ore ogni giorno e per molti giorni, è piuttosto comune che alcuni pazienti non rispettino i tempi d’applicazione andando a compromettere i benefici di questa terapia.

Quali sono le controindicazioni e gli effetti collaterali dei cerotti in silicone?

I cerotti in silicone sono controindicati nei pazienti affetti da alcune malattie dermatologiche e dai pazienti con ipersensibilità nota al silicone (molto rara).

Tra gli effetti collaterali, più comuni nei climi caldi e umidi, vi sono il prurito persistente, l’eritema cutaneo e la macerazione della pelle.

Cos’altro si può fare per minimizzare le cicatrici?

Lo stile di vita è in grado di influenzare notevolmente il processo di cicatrizzazione: evitare di fumare e di bere alcolici aiuta i processi di guarigione. Evitare di esporre la cicatrice alla luce solare, utilizzando la crema protettiva (SPF 50) o coprendo la cicatrice specialmente finché ancora rossastra, è estremamente importante per evitare l’iperpigmentazione. Bisogna inoltre mantenersi ben idratati e seguire una dieta bilanciata che copra il fabbisogno giornaliero di tutti i micro- e macro- nutrienti essenziali.

Si deve inoltre evitare di causare tensione alla cute in fase di cicatrizzazione e bisogna mantenere la ferita pulita per evitare le infezioni e in generale bisogna seguire precisamente tutte le indicazioni del medico o quelle postoperatorie del chirurgo.

I massaggi possono aiutare a diminuire la sensibilità della cicatrice e a prevenire e trattare le adesioni con i tessuti più profondi così come a migliorare l’elasticità della pelle.

La cicatrizzazione viene influenzata anche da molti fattori relativi alla propria genetica e fisiologia: l’età, lo stato di salute e il fototipo cutaneo condizionano anch’essi l’aspetto finale delle cicatrici e tutti questi fattori insieme rendono il processo di cicatrizzazione non totalmente prevedibile o controllabile. Per questo motivo, ogni persona è diversa e guarisce e cicatrizza diversamente.

Quali altri prodotti sono efficaci per eliminare e trattare le cicatrici?

Sono molti i prodotti in vendita per le loro presunte proprietà che migliorano l’aspetto delle cicatrici. Tra questi vi sono:

  • Sieri e creme con vitamina C
  • Sieri e creme con vitamina E
  • Creme o gel con estratti di aloe, di allantoina, di centella asiatica e di molte altre piante.
  • Gel e creme con glicosaminoglicani, fosfolipidi e glucosamina.

Mentre molti prodotti possono avere dei benefici nel trattare l’iperpigmentazione, quando si tratta di eliminare o migliorare l’aspetto della cicatrice vera e propria la maggior parte dei prodotti non ha benefici provati da studi scientifici. Inoltre, quei pochi benefici apportanti da alcuni di questi prodotti potrebbero in realtà essere dovuti al massaggio effettuato durante l’applicazione o alle proprietà idratanti del prodotto.

Per questo motivo, l’utilizzo della crema solare protettiva SPF50 per prevenire l’iperpigmentazione e l’uso di una crema idratante qualunque potrebbe essere sufficiente. Un prodotto schiarente per la pelle, come il siero alla vitamina C, potrebbe aiutare a uniformare il colore con il resto della cute. Domanda al tuo dermatologo un consiglio in merito.

Quali sono i trattamenti più efficaci per le cicatrici?

I seguenti sono tutti trattamenti minimamente invasivi con efficacia provata nel trattamento delle cicatrici e nel miglioramento del loro aspetto e della loro sensazione. In base al tipo specifico di cicatrice e alle proprie caratteristiche personali un trattamento potrebbe essere più consigliabile rispetto a un altro. Una terapia combinata potrebbe inoltre essere più benefica rispetto a un singolo tipo di trattamento; per questo è importante rivolgersi a uno specialista in dermatologia o chirurgia plastica per un consulto.


Fonti
  • Evidence-Based Scar Management: How to Improve Results with Technique and Technology.
    I Khansa, B Harrison, JE Janis – Plastic and Reconstructive Surgery, Sep 2016
  • Topical Scar Treatment Products for Wounds: A Systematic Review.
    B Tran, JJ Wu, D Ratner – Dermatologic Surgery, Dec 2020
  • Essentials of Aesthetic Surery.
    JE Janis – Thieme, 2018
  • The Unfavorable Results in Plastic Surgery – Avoidance and Treatment. 4th Edition
    MN Cohen, SR Thaller – Thieme, 2018
  • Cosmetic Dermatology – Principles and Practice. 2nd Edition
    L Baumann – McGraw Hill Medical, 2009
  • American Academy of Dermatologists (AAD)

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Vaccino per il COVID-19: basta una singola dose? https://www.medtravel.asia/it/vaccino-per-il-covid-19-basta-una-singola-dose/ https://www.medtravel.asia/it/vaccino-per-il-covid-19-basta-una-singola-dose/#respond Fri, 08 Jan 2021 11:47:21 +0000 https://www.medtravel.asia/?p=3335 Negli ultimi giorni è nato un dibattito sui giornali e su internet riguardo al vaccino per il coronavirus: è sufficiente una singola dose per essere immuni contro l’infezione? È meglio seguire il protocollo dei trial clinici che prevede due iniezioni a distanza di un paio di settimane o è meglio ritardare la seconda dose in […]

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Negli ultimi giorni è nato un dibattito sui giornali e su internet riguardo al vaccino per il coronavirus: è sufficiente una singola dose per essere immuni contro l’infezione? È meglio seguire il protocollo dei trial clinici che prevede due iniezioni a distanza di un paio di settimane o è meglio ritardare la seconda dose in modo da poter dare il vaccino a un maggior numero di persone?

Ebbene, vi sono pro e contro in entrambe le strategie, non ci sono sufficienti dati per supportare la teoria della dose singola, ci sono parecchie opinioni contrastanti e in linea generale non ci sono una risposta giusta e una sbagliata. Non si tratta infatti soltanto di scienza medica, ma anche di etica medica.

La prima cosa da dire comunque è che se in questo momento ci fosse una disponibilità illimitata di dosi per il vaccino contro il COVID-19 né problemi nella sua distribuzione, nessuno avrebbe iniziato questa discussione.

Vaccinazione per coronavirus o covid-19

Cosa dicono gli esperti nel dibattito dose singola o due dosi per il vaccino contro il coronavirus?

Nessuno degli esperti dice di somministrare una dose singola, ma piuttosto che dovremmo ritardare la somministrazione della seconda dose a 12 settimane dalla prima, invece delle 2, 3 o 4 previste dai trial clinici. Il numero limitato di dosi che ogni paese ha disponibile per la propria popolazione e il picco attuale nei casi di pazienti infetti, con anche la diffusione di nuove varianti più infettive del coronavirus, ha portato a questo dilemma e questa discussione.

Nei mesi a venire ci si aspetta di avere una disponibilità sempre maggiore di vaccini per il COVID-19 grazie al gran numero di vaccini ancora in fase di studio (oltre 40! [5]) e con le agenzie del farmaco dei vari paesi che si affrettano a esaminare gli studi pubblicati dalle case farmaceutiche in una corsa contro il tempo per approvare quelli che soddisfano le caratteristiche di efficacia e sicurezza. Il risolvere i problemi nella distribuzione e somministrazione dei vaccini e l’aumento della produzione di quelli attualmente già approvati e disponibili contribuiranno a una maggiore disponibilità di vaccini nel corso dell’anno nuovo.

Un altro approccio in discussione è la suddivisione di ogni dose di vaccino a metà (per il vaccino Moderna) per raddoppiare le possibili vaccinazioni [4,9][f] o il combinare vaccini diversi in base alla loro approvazione e disponibilità nel corso delle settimane.

Quali paesi stanno considerando un protocollo di vaccinazione diverso rispetto ai trial clinici?

Il Regno Unito ha già autorizzato la somministrazione della seconda dose fino a 12 settimane dopo la prima sia per il vaccino Pfizer che per quello AstraZeneca. [14]

La Danimarca, la Germania e l’Irlanda stanno considerando anche loro questa opzione.

Alcuni esperti negli Stati Uniti hanno espresso la necessità di discutere l’argomento, ma l’FDA (agenzia del farmaco americana) ha già rilasciato un comunicato spiegando che non ci sarà nessun cambiamento finché non ci saranno dati e prove scientifiche a supporto di tale scelta. [6]

Qual è la posologia attuale del vaccino per il COVID-19 come da studi scientifici e approvazione delle agenzie del farmaco?

Moderna: 2 dosi a distanza di 4 settimane. 95% di efficacia circa.

Pfizer-BioNTech: 2 dosi a distanza di 3 settimane. 95% di efficacia circa una settimana dopo la seconda dose.

Oxford-AstraZeneca: 2 dosi fino a 12 settimane di distanza. 62% di efficacia quando si somministrano due dosi e 90% di efficacia quando si somministra prima una mezza dose e successivamente una dose regolare al richiamo.

Johnson & Johnson’s: 1 dose singola. Non ancora approvato, in fase di revisione dei dati ricavati dalla terza fase del trial clinico prima di richiedere l’approvazione per uso di emergenza (Febbraio 2021).

Bharat Biotech: 2 dosi a 4 settimane di distanza. Approvato prima della fine del trial fase 3 (solo in India, senza pubblicazione dei dati di efficacia e sicurezza). [11]

Sinovac (Cina): 2 dosi a 2 settimane di distanza. Approvato in alcuni paesi, non pubblicati i dati di efficacia e sicurezza del trial fase 3.

Sputnik V (Russia): 2 dosi a 3 settimane di distanza. Approvato in alcuni paesi, 91-95% di efficacia. [16]

Motivi per sostenere il protocollo a singola dose per il vaccino COVID-19 (ritardo della seconda dose)

Il fine ultimo di questo dibattito è il salvare quante più vite umane possibile. Una maggior copertura vaccinale (prima dose) diminuirebbe il numero di morti causati dalla pandemia, anche se il vaccino non fosse 100% efficace. [2,20][k,l,m]

L’immunità di gregge non si instaura finché un’alta percentuale della popolazione riceve il vaccino e questo approccio velocizzerebbe il raggiungimento di questo obiettivo. [2][l,m]

L’avvento di nuove varianti mutate di coronavirus, più contagiose, significa maggiore stress per i servizi sanitari con maggior numero di morti più velocemente. [2][l,m] Le nuove varianti potrebbero anche non rispondere ai vaccini già sviluppati e potrebbe quindi convenire vaccinare velocemente contro quella presente al momento. [21][n]

La prima iniezione sembra portare già benefici sostanziali in termini di efficacia secondo i dati attualmente disponibili. Continuare a sostenere la doppia dose potrebbe essere sensato per le categorie a rischio, ma ritardare la seconda dose per tutti gli altri potrebbe portare un beneficio. [2][l,m]

Visto che i dati attuali (limitati, NDR) suggeriscono che l’immunità inizi a partire da 10-14 giorni dopo la prima dose di vaccino e che nel caso del vaccino Moderna si instaura una forte immunità a 28 giorni dalla sola somministrazione della prima dose [22] è inverosimile che questa immunità svanisca improvvisamente a 8 o 12 settimane dopo la somministrazione di una sola dose di vaccino. [2][l,m] Il ritardo nella seconda dose inoltre non dovrebbe portare alcun rischio (a parte quello maggiore di contrarre l’infezione) o inficiare l’efficacia della vaccinazione dopo la seconda dose. [23][o] Posticipare la seconda dose potrebbe inoltre aumentare l’efficacia del vaccino. [17][i]

In base ai dati limitati disponibili una dose singola del vaccino potrebbe essere efficace al 52% (Pfizer), 73% (AstraZeneca) e 90% (Moderna) nonostante non si sappia poi quanto a lungo questa immunità possa durare. Le agenzie per il farmaco erano pronte ad approvare qualunque vaccino che si dimostrasse sicuro e con una efficacia di almeno il 50%, quindi anche se la singola dose è meno efficace finché l’efficacia resta sopra il 50% non ci dovrebbero essere problemi. [13]

Come dicono alcuni dei sostenitori del ritardo nella seconda dose: “Una dose potrebbe essere molto efficace…nel caso peggiore ridurrà comunque la gravità della malattia” [8][e] e una immunità parziale è sempre meglio che nessuna immunità. [15,20][h,k] Il motivo ultimo di questa discussione è quello di salvare più vite possibili. [17][h]

Motivi contro il protocollo a singola dose del vaccino per il COVID-19

I motivi principali per non sostenere il posticipo della seconda dose di vaccino o altre variazioni rispetto agli studi clinici effettuati e pubblicati sono che:

  • Non vi sono sufficienti evidenze scientifiche a sostegno del fatto che la protezione dopo una singola dose sia efficace e prolungata nel tempo. Sono necessari studi a riguardo. [3,6,19][a,b,c,d,j]
  • L’immunità parziale potrebbe causare lo sviluppo di nuove mutazioni del virus più aggressive o resistenti.
  • Potrebbe causare maggior scetticismo e diffidenza nella popolazione, la cui fiducia nei vaccini già non è ottimale.
  • Le persone vaccinate potrebbero pensare di essere protette quando invece non lo sono e alterare quindi i loro comportamenti assumendo rischi maggiori e non necessari. [6]
  • Raddoppiare il numero di dosi disponibili non significa aver risolto i problemi di distribuzione e somministrazione delle dosi, è necessario anche raddoppiare la capacità di queste ultime due. [10][g]

Cosa dicono le organizzazioni competenti?

Il 4 Gennaio l’FDA degli Stati Uniti ha rilasciato una dichiarazione relativamente al cambio nel protocollo di somministrazione dei vaccini: sebbene le proposte siano ragionevoli e andrebbero studiate in trial clinici, al momento non vi sono evidenze scientifiche per sostenere tali cambiamenti e per questo motivo non vengono supportati dall’FDA. [6]

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS / WHO) anch’essa sostiene che manchino le basi scientifiche a sostegno di qualunque cambiamento che per questo motivo non supporta. [19]

L’Agenzia Europea del Farmaco (EMA) sostiene il programma già approvato e studiato nei trial clinici ribadendo che servono più dati prima di poter autorizzare qualunque cambiamento. [10]

Il comitato per le vaccinazioni e immunizzazioni del Regno Unito (UK JCVI) raccomanda invece fino a 12 settimane di distanza tra la prima iniezione e il richiamo. [19]

 

Per concludere una buona notizia: un recente studio pubblicato rileva che la presenza di anticorpi sviluppati in seguito a una infezione sintomatica o asintomatica può ridurre sostanzialmente il rischio di contrarre nuovamente l’infezione da SARS-CoV-2 con una immunità sostenuta per almeno 6 mesi. [7]

Articolo pubblicato il 6 Gennaio 2021


Letture consigliate

Covid-19 vaccination: What’s the evidence for extending the dosing interval?
The British Medical Journal, Jan 2021


Fonti

a Dr. Tim Schacker, vice dean of research for the University of Minnesota Medical School.

Dr. William Morice, President of Mayo Clinic Labs.

Dr. Anthony S Fauci, director of the US National Institute of Allergy and Infectious Diseases.

Pfizer and BioNTech.

Dr. Stanley Plotkin, professor emeritus at the University of Pennsylvania.

Dr. Moncef Slaoui, head of Operation Warp Speed, the US federal vaccine program.

g Dr. Saad B Omer, director of the Yale Institute for Global Health

h Dr. Michael Mina, asst. prof. at Harvard School of Public Health

i Dr. Andrew J Pollard, Director of the Oxford Vaccine Group

j World Health Organization

k Dr. Akiko Iwasaki, professor at Yale School of Medicine

l Dr. Ashish K Jha, dean of the Brown School of Public Health

Dr. Robert M Wachter, chair of the department of medicine at UCSF

n Dr. Ali Nouri, president of the Federation of American Scientists

British Society for Immunology

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Moringa oleifera: 14 benefici della pianta di moringa https://www.medtravel.asia/it/moringa-oleifera-14-benefici-della-pianta-di-moringa/ https://www.medtravel.asia/it/moringa-oleifera-14-benefici-della-pianta-di-moringa/#respond Wed, 25 Nov 2020 11:25:34 +0000 https://www.medtravel.asia/?p=3265 La moringa oleifera è una pianta dai molti benefici per la salute ed è nota anche come albero miracoloso o albero del rafano. La moringa è stata utilizzata nella medicina tradizionale ed in quella ayurvedica in tutto il mondo per centinaia di anni sia nella prevenzione che nel trattamento di svariati problemi di salute, dalle […]

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La moringa oleifera è una pianta dai molti benefici per la salute ed è nota anche come albero miracoloso o albero del rafano.

La moringa è stata utilizzata nella medicina tradizionale ed in quella ayurvedica in tutto il mondo per centinaia di anni sia nella prevenzione che nel trattamento di svariati problemi di salute, dalle infezioni alle cardiopatie.

Nativa di India e Pakistan, è stata introdotta nel Sud e Sud Est Asiatico, in America centrale e meridionale e in Africa, tutti paesi nei quali ora viene attivamente coltivata.

moringa oleifera in polvere integratore benefico per la salute

Come si usa e come si mangia la moringa oleifera?

Tutte le parti della pianta sono commestibili e vengono utilizzate per scopi diversi: le foglie, i baccelli, i semi, la corteccia, i fiori, il tubero e le radici contengono un’ampia gamma di nutrienti e di composti fitochimici con diverse proprietà.

  • Le foglie, i fiori e i baccelli ancora giovani e teneri di moringa vengono consumati come verdure. Si possono mangiare crudi, al vapore, fritti e al forno. Si possono aggiungere alle insalate, ai piatti di pasta, di riso o qualunque altra pietanza.
  • La moringa in polvere può essere spolverata sopra a diverse pietanze, o mescolata all’acqua, alle zuppe, ai succhi di frutta o ai frullati e consumata come bevanda. Può essere anche utilizzata per fare un tè se mescolata e infusa in acqua calda o assunta in forma di capsule come integratore alimentare.
  • I semi di moringa ancora giovani e freschi possono essere mangiati come i piselli, o possono essere arrostiti e poi fatti in polvere, o utilizzati per fare un tè, o ancora utilizzati per estrarne l’olio che può sia essere utilizzato per cucinare che per condire le insalate a crudo.
  • Il tubero della moringa può essere utilizzato come il rafano, al quale assomiglia come sapore.
  • La corteccia di moringa si può polverizzare o si può infondere nell’acqua per farne un tè.

Proprietà nutrizionali della moringa oleifera, il superfood

La moringa oleifera è anche chiamata “superfood”, ma perché?

Secondo gli studi condotti, i seguenti sono i valori nutrizionali della polvere di moringa, il formato più facile da reperire per consumo alimentare in tutto il mondo.

Proteine e aminoacidi nella polvere di moringa

La polvere di moringa è altamente proteica: contiene circa 27-30 grammi di proteine per 100 grammi di prodotto. Inoltre, contiene 19 aminoacidi diversi tra cui 9 aminoacidi essenziali, cosa rara in un prodotto di origine vegetale.

Vitamine nella polvere di moringa oleifera

La polvere di moringa è ricca di vitamine: contiene 9 volte la vitamina A delle carote e 12 volte la vitamina C delle arance (nelle foglie fresche) per 100 grammi di prodotto.

  • Vitamina A (beta-carotene): 18.5 mg/100g (RDA = 700-900 μg/giorno)
  • Vitamina B1 (Tiamina): 2.64 mg/100g (RDA = 1.1-1.2 mg/giorno)
  • Vitamina B2 (Riboflavina): 20.5 mg/100g (RDA = 1.1-1.3 mg/giorno)
  • Vitamina B3 (Niacina): 8.2 mg/100g (RDA = 14-16 mg/giorno)
  • Vitamina B6 (Piridossina)
  • Vitamina B9 (Folati)
  • Vitamina C (Acido Ascorbico): 17 mg/100g (RDA = 75-90 mg/giorno)
  • Vitamina D
  • Vitamina E (Tocoferolo): 113 mg/100g (RDA = 15 mg/giorno)

Minerali nella polvere di moringa

La polvere di moringa è ricca anche di minerali: contiene 15 volte il potassio rispetto alle banane, 17 volte il calcio contenuto nel latte e 25 volte il ferro contenuto negli spinaci per ogni 100 grammi di prodotto.

  • Calcio: 2003 mg/100g (RDA = 1,000-1,300 mg/giorno)
  • Magnesio: 368 mg/100g (RDA = 300-400 mg/giorno)
  • Fosforo: 204 mg/100g (RDA = 700 mg/giorno)
  • Potassio: 1324 mg/100g (RDA = 2,600-3,400 mg/giorno)
  • Rame: 570 μg/100g (RDA = 900 μg/giorno)
  • Ferro: 49 mg/100g (RDA = 8-18 mg/giorno)
  • Zinco: 1.30 mg/100g (RDA = 8-11 mg/giorno)
  • Zolfo: 870 mg/100g
  • Manganese: 8.68 mg/100g (RDA = 1.8-2.3 mg/giorno)
  • Selenio: 363 μg/100g (RDA = 55 μg/giorno)

Acidi grassi polinsaturi nella polvere di moringa

La polvere di moringa contiene circa 6,5 grammi di grassi ogni 100 grammi di prodotto.

L’acido alfa-linolenico (ALA), un acido grasso polinsaturo della famiglia degli omega-3, è il grasso principale (44,5%). L’acido alfa-linolenico è uno dei due soli acidi grassi essenziali, il che significa che può essere solamente assunto tramite la dieta e gli alimenti e che non può essere sintetizzato dall’organismo umano.

Fibre nella polvere di moringa

La polvere di moringa contiene circa 20 grammi di fibre alimentari per 100 grammi di prodotto. Le fibre sono un tipo di carboidrato che non può essere digerito dal nostro organismo, rimanendo quasi intatto nel suo passaggio attraverso l’intestino. Nonostante non possano essere assimilate e convertite in energia, le fibre hanno un ruolo biologico fondamentale e sono estremamente utili nella dieta: tra i vari benefici, le fibre alimentari

  • Aiutano ad abbassare il colesterolo e la glicemia
  • Prevengono la stipsi e aiutano a velocizzare il transito del cibo digerito lungo l’intestino
  • Aumentano il volume del cibo ingerito aumentandone il senso di sazietà senza però aumentare il contenuto calorico, proprietà utile per il mantenimento di un peso corporeo sano o per quando si è a dieta
  • Sono utilizzate dalla flora intestinale come fonte di nutrienti

Antiossidanti nella polvere di moringa

Oltre al beta-carotene (precursore della vitamina A) e alle vitamine C ed E che hanno proprietà antiossidanti ben note, la polvere di moringa contiene anche la quercetina (100 mg/100 g), un flavonoide, e l’acido clorogenico, un polifenolo, che sono potenti antiossidanti con anche altri potenziali ruoli terapeutici.

foglie di moringa oleifera come alimento benefico per la salute

14 benefici ed usi medicinali della moringa oleifera

La moringa oleifera è nota per i molti effetti benefici che può potenzialmente avere sulla salute, tra cui quello antibiotico, antivirale, epatoprotettivo, cardioprotettivo, antiinfiammatorio, antiossidante e molti altri ancora ed è stata largamente utilizzata nella medicina tradizionale per il trattamento di vari disturbi e patologie. L’entità degli effetti di questa pianta sulla salute umana e l’efficacia nel curare le patologie deve ancora essere stabilita tramite studi scientifici rigorosi e approfonditi. Le seguenti sono alcune delle proprietà che la moringa sembra avere e che sono ricavate da studi in-vitro e in-vivo sull’uomo e sugli animali e riportati in letteratura medica.

Moringa e diabete

La moringa sembra avere un potenziale ruolo nel trattamento del diabete mellito tipo 2. Sia in studi sugli animali che sugli umani ha dimostrato di abbassare sia i livelli di glicemia post-prandiali che i livelli di emoglobina glicata nei pazienti con diabete di tipo 2 già sottoposti a dieta e ipoglicemizzanti orali.  Sembra inoltre in grado di abbassare i livelli di glicemia nel plasma a digiuno dei diabetici che non assumono farmaci ipoglicemizzanti.

Proprietà antitumorali della moringa

La moringa potrebbe essere efficace nel trattamento di diversi tipi di cancro tra cui quello ovarico, al seno, al pancreas, al colon-retto e alla prostata. Questo perché contiene una classe di composti noti come isotiocianati che sono studiati per le loro proprietà che inibiscono la crescita tumorale e inducono l’apoptosi (morte cellulare) delle cellule cancerose.

Proprietà antiossidanti

Grazie all’alto contenuto di polifenoli bioattivi, la pianta di moringa ha forti proprietà antiossidanti in grado di combattere i radicali liberi e proteggere i tessuti dal danno da stress ossidativo.

Proprietà antiinfiammatorie

Gli estratti della pianta di moringa dimostrano il potenziale di modulare sia la risposta immunitaria umorale che cellulare e di ridurre un gran numero di indicatori delle infiammazioni, con il potenziale di poter essere utilizzati per il trattamento di una gran varietà di patologie infiammatorie oltre che delle infezioni.

Proprietà antiepilettiche

Le foglie di moringa dimostrano la capacità di ritardare l’insorgenza delle convulsioni e di ridurre la durata della fase di estensione tonica degli arti nei modelli animali con attacchi epilettici indotti farmacologicamente.

Proprietà ipotensive

Gli estratti di foglie di moringa hanno dimostrato effetti ipotensivi negli studi sugli animali. Questi effetti sul sistema cardiovascolare potrebbero essere dovuti a due glicosidi contenuti nella pianta: il tiocarbammato e l’isotiocianato.

Prevenzione e cura dei calcoli renali

Gli estratti di corteccia di moringa hanno dimostrato in-vitro e in-vivo di poter ridurre le dimensioni dei calcoli renali così come di poterne prevenire la formazione.

Proprietà antiasmatiche

La polvere dei semi essiccati di moringa sembra essere in grado di migliorare l’asma bronchiale nei pazienti con sintomi di asma lievi o moderati. Diversi parametri misurati tramite spirometria così come altri indicatori sono risultati migliorati in soggetti umani dopo 3 settimane di trattamento sperimentale.

Proprietà epatoprotettive

In studi animali, la moringa ha dimostrato proprietà epatoprotettive contro diversi composti tossici per il fegato come il cadmio, il tetracloruro di carbonio, il paracetamolo e altri farmaci e la capacità di ridurre i livelli degli enzimi ALT, AST e ALP e della bilirubina nel plasma così come di ridurre la perossidazione lipidica. Per questi motivi, potrebbe essere utile nella prevenzione e trattamento del danno del tessuto epatico.

Proprietà antimicrobiche: protezione contro infezioni batteriche, virali, di funghi e parassiti

Diversi tipi di estratti di parti diverse della pianta di moringa hanno dimostrato proprietà in grado di combattere diverse specie di batteri sia gram-negativi che gram-positivi, così come virus, funghi e parassiti. Svariati composti presenti nella pianta come la pterigospermina e la niazimicina sono responsabili per queste proprietà.

Effetti sul sistema nervoso centrale (SNC)

Gli estratti della pianta di moringa mostrano diversi potenziali effetti sul sistema nervoso centrale, dal miglioramento della memoria spaziale e della neurodegenerazione, al stimolare i neuroni e al formare nuove sinapsi, agli effetti antidepressivi. Potrebbe avere il potenziale di essere utilizzata nel trattamento di malattie neurodegenerative come il morbo di Alzheimer, il morbo di Parkinson, la demenza così come coadiuvante nelle terapie per la depressione.

Effetti sulla fertilità maschile

In uno studio sugli animali, l’estratto di moringa oleifera è stato in grado di aumentare la qualità dello sperma riducendo il tasso di spermatozoi morfologicamente anomali. Il meccanismo alla base di questo effetto non è ben compreso e potrebbe essere dovuto agli antiossidanti contenuti nella pianta. Un altro studio animale ha dimostrato un aumento nei livelli di testosterone e un miglioramento nella qualità degli spermatozoi (motilità, sopravvivenza, integrità di membrana) con il potenziale di essere utilizzato per aumentare la fertilità maschile.

Proprietà antiulcera gastrica

L’estratto di corteccia della radice di moringa è in grado di ridurre sensibilmente l’acidità gastrica nei modelli animali con il potenziale di essere utilizzato come farmaco antiulcera.

Effetto sul colesterolo

La moringa sembra avere un potenziale nel migliorare il profilo lipidico negli umani, riducendo il colesterolo totale, il colesterolo LDL e VLDL e i trigliceridi, aumentando l’HDL e migliorando i rapporti tra HDL/LDL e tra colesterolo totale/colesterolo non-HDL.

Altri usi della moringa oleifera

Un’altra proprietà interessante della moringa è l’abilità della farina dei suoi semi, che è ciò che rimane dopo averli pressati per estrarne l’olio, di coagulare e precipitare i minerali e altri composti organici presenti nell’acqua, aiutandone la filtrazione e la rimozione di impurità rendendola utile nella purificazione dell’acqua per renderla potabile nelle regioni in via di sviluppo dove la pianta cresce naturalmente in maniera abbondante.

Altri usi della moringa sono come cibo per gli animali, come olio industriale e per la produzione di biodiesel.

Rischi, precauzioni ed effetti collaterali della Moringa Oleifera

In alcuni studi animali la moringa ha mostrato proprietà abortive nelle femmine di animali prevenendo l’impianto embrionale nell’utero. In medicina tradizionale è stata a lungo utilizzata come anticoncezionale e pro-abortiva; per questi motivi, si raccomanda cautela nell’utilizzo nelle donne in stato di gravidanza o che stanno cercando di concepire.

Gli integratori hanno il potenziale di causare effetti collaterali o di interagire con i farmaci. Un eccesso di vitamine e minerali può anch’esso causare complicazioni. Fate sempre riferimento al vostro medico prima di assumere qualunque integratore.

Si raccomanda inoltre particolare cautela nei pazienti che assumono farmaci per la tiroide, il diabete e per abbassare la pressione in quanto la moringa potrebbe amplificarne gli effetti.

In Conclusione

La pianta di moringa è ricca di nutrienti e l’essicazione e polverizzazione della pianta aiuta a concentrare sia i micronutrienti che i macronutrienti che essa contiene; ne facilita inoltre la conservazione e l’utilizzo come alimento o integratore alimentare. Si tratta innegabilmente di un “superfood” per via di tutto ciò che contiene e ha il potenziale di essere un prodotto nutraceutico grazie ai molti composti fitochimici biologicamente attivi presenti.

Quando però si parla di curare malattie fate sempre riferimento al vostro medico; sebbene alcuni composti chimici estratti, concentrati e raffinati dalla pianta di moringa potrebbero essere utilizzati in futuro per produrre nuovi farmaci e come trattamento o terapia coadiuvante per diverse patologie, il consumo della moringa non è inteso per questo motivo.


Fonti
  • Food as Medicine – Functional Food Plants of Africa
    MM Iwu – CRC Press, 2017
  • Medicinal and Aromatic Plants of the World – Africa, Volume 3
    M Neffati – Springer, 2017
  • Biological, nutritional, and therapeutic significance of Moringa oleifera Lam.
    AK Dhakad, M Ikram – Phytotherapy Research, Nov 2019
  • Nutraceutical or Pharmacological Potential of Moringa oleifera Lam.
    XJ Kou, B Li – Nutrients, Mar 2018
  • Nutritional characterization of Moringa (Moringa oleifera Lam.) leaves.
    B Moyo, PJ Masika – African Journal of Biotechnology, Oct 2011
  • Potential Uses of Moringa Oleifera and an Examination of Antibiotic Efficacy Conferred by M. Oleifera Seed and Leaf Extracts Using Crude Extraction Techniques Available to Underserved Indigenous Populations.
    JL Rockwood, BG Anderson – International Journal of Phytotherapy Research, Jan 2013
  • Moringa oleifera: A review on nutritive importance and its medicinal application.
    L Gopalakrishnan – Food Science and Human Wellness, Jun 2016
  • Therapeutic Potential of Moringa oleifera Leaves in Chronic Hyperglycemia and Dyslipidemia: A Review.
    M Mbikay – Frontiers in Pharmacology, Mar 2012
  • The beneficial effects of Moringa oleifera leaf on reproductive performance in mice.
    B Zeng, JY Luo – Food Science & Nutrition, Feb 2019
  • Safety And Fertility Enhancing Role Of Moringa Oleifera Leaves Aqueous Extract In New Zealand Rabbit Bucks.
    WH Khalifa – International Journal of Pharmacy, Jan 2015
  • Possible Role of Moringa oleifera Lam. Root in Epithelial Ovarian Cancer.
    CK Bose – Medscape General Medicine, Feb 2007
  • Food and Agriculture Organization of the United Nations (FAO)
  • National Institute of Health (NIH) – Office of Dietary Supplements

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