MedTravel Asia https://www.medtravel.asia A better healthcare experience Thu, 21 Jan 2021 11:14:15 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.6 https://www.medtravel.asia/wp-content/uploads/2017/04/MedTravel-Asia-16-march-01-e1521461137553-63x63.jpg MedTravel Asia https://www.medtravel.asia 32 32 13 motivi per continuare a indossare la mascherina anche dopo il vaccino per COVID-19 https://www.medtravel.asia/it/13-motivi-per-continuare-a-indossare-la-mascherina-anche-dopo-il-vaccino-per-covid-19/ https://www.medtravel.asia/it/13-motivi-per-continuare-a-indossare-la-mascherina-anche-dopo-il-vaccino-per-covid-19/#respond Thu, 21 Jan 2021 11:13:27 +0000 https://www.medtravel.asia/?p=3367 Con l’approvazione dei primi vaccini in quasi tutti i paesi del mondo e l’inizio delle campagne vaccinali, nasce una nuova domanda: bisogna comunque continuare a indossare la mascherina anche dopo aver fatto il vaccino contro il COVID-19? In breve, la risposta è SI! Qui di seguito trovate 13 motivi per continuare a indossare la mascherina […]

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Con l’approvazione dei primi vaccini in quasi tutti i paesi del mondo e l’inizio delle campagne vaccinali, nasce una nuova domanda: bisogna comunque continuare a indossare la mascherina anche dopo aver fatto il vaccino contro il COVID-19?

In breve, la risposta è SI! Qui di seguito trovate 13 motivi per continuare a indossare la mascherina anche dopo il vaccino o dopo aver contratto la malattia, scopri perché!

motivi per continuare a indossare la mascherina anche dopo la vaccinazione

1. Il vaccino non produce una risposta immunitaria immediata

La maggior parte dei vaccini già sviluppati o ancora in fase di sviluppo richiede due dosi a distanza di 3-4 settimane una dall’altra. La prima dose inizia a stimolare il sistema immunitario, la seconda potenzia la risposta immunitaria e verosimilmente estende nel tempo la protezione contro la malattia, ma il sistema immunitario ha comunque bisogno di tempo per costruire questa risposta. Ci vogliono circa 2 settimane dopo la seconda dose di vaccino per essere protetti contro il COVID-19 secondo gli studi pubblicati attualmente.

2. Le mascherine proteggono quelli attorno a noi non ancora vaccinati

Siamo solo agli inizi di questa campagna vaccinale massiva: pochissime persone sono ad oggi già vaccinate e siamo ben lontani dal raggiungere l’immunità di gregge, senza contare il fatto che non sappiamo ancora se le persone vaccinate siano o meno in grado di diffondere il virus. La maggioranza delle persone non è ancora vaccinata, è quindi meglio continuare a indossare la mascherina.

3. Si potrebbe essere comunque in grado di diffondere la malattia

Nonostante l’immunità contro la malattia acquisita dopo le due dosi di vaccino, si potrebbe comunque essere in grado di diffondere il virus alle persone non ancora vaccinate. I ricercatori hanno bisogno di tempo e di una quantità maggiore di dati raccolti nel mondo reale prima di poter dire con certezza se chi è vaccinato può comunque diffondere la malattia o meno. Una delle possibilità in esame è che si possa essere protetti contro la malattia e non si sviluppino sintomi, ma il sistema immunitario potrebbe non essere in grado di combattere il virus totalmente, lasciando a qualche particella virale la capacità di sopravvivere, replicarsi e diffondersi nell’ambiente.

4. C’è la possibilità di essere reinfettati

Si sa ancora poco riguardo la possibilità di contrarre due volte la malattia. Ad oggi, sono pochissimi i casi riportati e la possibilità che ciò capiti è estremamente rara, ma finché non ci saranno più dati è comunque meglio continuare a indossare la mascherina per minimizzare i rischi.

5. Ci si potrebbe infettare con una nuova variante di COVID

I virus mutano molto velocemente e talvolta queste particelle virali mutate sopravvivono e si diffondono, mentre altre volte scompaiono. Al momento, vi sono 3 varianti in circolazione del COVID-19 nel mondo e che sono sotto osservazione:

  1. Variante Inglese (B117)
  2. Variante Sudafricana (B1351)
  3. Variante Brasiliana (P1)

Essendo nuove varianti mutate, ci sono dati estremamente limitati e non sappiamo ancora molto su di loro. Sembrano avere la capacità di diffondersi più velocemente e più facilmente rispetto al SARS-CoV-2 originale, ma non ci sono prove che causino una forma più grave della malattia o che ci sia un rischio maggiore di morte. Ciononostante, un maggior numero di persone infettate significa stress maggiore per i sistemi sanitari e quindi potenzialmente un maggior numero di morti. Una informazione cruciale che manca su queste nuove varianti è se i vaccini attualmente sviluppati siano efficaci anche contro di esse o meno.

6. I vaccini non sono efficaci al 100%

Nonostante i vaccini sviluppati da Moderna, Pfizer e AstraZeneca siano efficaci al 90% circa, questo significa che 1 persona ogni 20 che si vaccina può comunque essere infettata e sviluppare la malattia da COVID-19.

7. Non sappiamo ancora quanto duri la protezione

Vi sono dati incoraggianti su quanto a lungo duri l’immunità che si sviluppa nelle persone che hanno contratto il COVID-19 e in quelle vaccinate: un recente studio pubblicato sugli operatori sanitari infettati e poi guariti ha visto che il rischio di reinfezione è sostanzialmente ridotto per almeno 6 mesi; ancora non sappiamo invece quanto a lungo duri l’immunità ottenuta con la vaccinazione e verosimilmente non si tratta di una immunità perenne, ma secondo gli esperti dovrebbe durare almeno 6-12 mesi dopo i quali un ulteriore richiamo potrebbe allungare ulteriormente la copertura, ma è ancora troppo presto per dirlo.

8. Le mascherine proteggono quelli che non possono vaccinarsi

Alcune persone non possono essere vaccinate, come quelle che hanno già avuto in passato episodi di reazioni allergiche gravi a causa di ingredienti contenuti nei vaccini. Indossando una mascherina si proteggono anche queste persone.

9. Le mascherine proteggono le persone con un sistema immunitario compromesso

Ancora non sappiamo quanto sia efficace il vaccino nelle persone immunodepresse come i pazienti affetti da cancro o altre categorie di pazienti con un sistema immunitario indebolito. In questi pazienti, l’efficacia del vaccino potrebbe essere ben inferiore al 90-95% riscontrato nella popolazione sana negli studi. Indossando una mascherina, si proteggono queste persone dal virus.

10. Le mascherine proteggono contro tutte le malattie diffuse per via aerea

Le mascherine non sono efficaci solo contro il COVID, ma lo sono per tutte le malattie trasmesse per via aerea. Dal semplice raffreddore o dall’influenza stagionale a malattie più gravi e con alta mortalità (così come quelle, tipo il COVID, che gli esperti ci hanno preannunciato potrebbero arrivare in futuro!).

Anche le patologie apparentemente più innocue possono richiedere il ricovero ospedaliero ed essere mortali per certe categorie di persone, come i più anziani, quelli con patologie pregresse, quelli affetti da cancro e quelli immunodepressi. Potremmo salvare molte vite e vivere più in salute continuando ad indossare le mascherine indipendentemente dal COVID-19.

11. Le persone non vaccinate potrebbero smettere di indossare la mascherina

Se tutte le persone che si vaccinano smettessero di indossare la mascherina, quelle che ancora attendono di essere vaccinate potrebbero pensare che sia lecito smettere di indossarla o potrebbero sentirsi spinte inconsciamente a non portarla per conformarsi al comportamento degli altri. Il comportamento sociale umano è un argomento complesso e la “peer-pressure”, o condizionamento del gruppo, si applica anche all’utilizzo della mascherina.

12. Alcune persone rifiutano la vaccinazione

A causa dell’ignoranza, della disinformazione e del fenomeno delle fake-news alcune persone sono preoccupate dal fatto che il vaccino sia stato sviluppato e distribuito troppo velocemente, mentre altre semplicemente rifiutano qualsiasi tipo di vaccinazione a causa di miti e credenze.

Indossando la mascherina si minimizza il rischio di reinfettarsi o di essere infettati da una nuova variante mutata del virus a causa di questi individui. Inoltre, li si protegge anche a loro dal virus e  nonostante per alcuni questo non sembra essere molto importante, resta comunque la cosa eticamente giusta da fare, oltre a far risparmiare risorse.

13. Le mascherine riducono la quantità di particelle inquinanti inalate

Un ulteriore beneficio delle mascherine è che riducono la quantità di inquinamento respirata. Le mascherine prodotte specificamente per filtrare le micro particelle sono note come N95-N99 negli stati uniti o come FFP1-FFP2-FFP3 in Europa, ma uno studio del 2016 ha riscontrato che anche le semplici mascherine in tessuto e quelle chirurgiche sono in grado di ridurre la quantità di micro polveri inalate del 15-80%, se indossate correttamente e in base al tipo specifico di mascherina indossato e al volume respirato al minuto. Le mascherine in tessuto e quelle chirurgiche sono meno efficaci quando si tratta di difenderci dalle particelle più piccole (<PM 2,5), ma diventano sempre più efficaci con le particelle più grandi.

Se per chi vive in campagna lontano da fonti di inquinamento questo potrebbe non essere rilevante, per le centinaia di milioni di persone che vivono in aree urbane fortemente inquinate e popolate questo è un gran beneficio aggiunto dell’indossare la mascherina.

Quanto a lungo quindi prima di poter smettere di indossare la mascherina?

Come già ripetuto, non lo sappiamo ancora e sono necessari più dati. Potrebbe essere verso la fine del 2020 o a 2021 ben inoltrato mal che vada. Visti i molti benefici dell’indossare la mascherina, forse è tempo di iniziare a considerarla meno come un presidio medicale o dispositivo di protezione individuale (DPI) e più come un nuovo capo d’abbigliamento o accessorio e accettarlo e adottarlo come tale.

Alcuni consigli finali

Con i casi e le morti tutt’ora in aumento nel mondo e la mancanza di dati certi sulle reinfezioni, sulle varianti mutate del COVID e sull’immunità, siate responsabili e continuate a proteggere voi stessi e chi vi circonda seguendo queste semplici raccomandazioni:

  • Indossate sempre la mascherina coprendo correttamente sia la bocca che il naso
  • Lavatevi spesso le mani
  • Restate ad almeno 1,5-2 metri di distanza dagli altri
  • Evitate i luoghi affollati
  • Evitate i luoghi chiusi e non ventilati

Alcuni studi suggeriscono inoltre che l’immunità stimolata dal vaccino sia più forte e più duratura di quella acquisita a causa dell’infezione: non appena è possibile prenotate la vostra vaccinazione anche se avete già contratto il COVID-19 nei mesi passati.


Fonti

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Invecchiamento del viso: perché succede, come prevenirlo e trattarlo https://www.medtravel.asia/it/invecchiamento-del-viso-perche-succede-come-prevenirlo-e-trattarlo/ https://www.medtravel.asia/it/invecchiamento-del-viso-perche-succede-come-prevenirlo-e-trattarlo/#respond Mon, 18 Jan 2021 11:57:49 +0000 https://www.medtravel.asia/?p=3358 L’invecchiamento è un processo naturale che colpisce tutti gli individui e tutte le parti del corpo. In genere siamo in grado di accettare alcuni dei cambiamenti causati dall’invecchiamento, ma quando si tratta del viso, spesso cerchiamo non solo di rallentare questo processo, ma anche di invertirlo. Perché il viso è così importante? La bellezza interiore […]

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L’invecchiamento è un processo naturale che colpisce tutti gli individui e tutte le parti del corpo. In genere siamo in grado di accettare alcuni dei cambiamenti causati dall’invecchiamento, ma quando si tratta del viso, spesso cerchiamo non solo di rallentare questo processo, ma anche di invertirlo.

invecchiamento della pelle del viso prevenzione e trattamento

Perché il viso è così importante?

La bellezza interiore è un tipo di bellezza più profondo e che non svanisce col passare del tempo e anzi semmai matura e migliora, ma la bellezza esteriore ci influenza profondamente nella vita di tutti i giorni per una grande varietà di ragioni. Il viso è la parte del corpo che manteniamo costantemente esposta e che guardiamo continuamente. Dai nostri visi, già solo in un decimo di secondo e fino a un paio di secondi siamo in grado di elaborare la nostra prima impressione su una persona e un giudizio su di essa che poi andrà ad influenzare le nostre relazioni sociali e il nostro comportamento.

Citando un articolo scientifico pubblicato sul Journal of Comparative Psychology:

[…] Per gli esseri umani, il viso è uno degli stimoli visivi più importanti, cosa evidente in contesti sociali – come specie osserviamo costantemente, quasi ossessivamente il viso uno dell’altro, ponendo estrema attenzione ai dettagli più fini che possano darci qualche idea dello stato emotivo, del livello di coinvolgimento o dell’oggetto dell’attenzione di chi è con noi […]

In che modo invecchia il viso?

L’invecchiamento è un argomento piuttosto complicato e i cambiamenti nell’aspetto del viso sono dovuti a fattori multipli e si sviluppano nel corso di tutta la nostra vita.

  • Cambiamenti nella produzione di ormoni. Per esempio, con la menopausa i livelli di estrogeni diminuiscono mentre aumentano quelli degli androgeni causando dei cambiamenti sia nella pelle, come una diminuzione nella sintesi e quantità di collagene presente, che nel tessuto osseo.
  • Il metabolismo rallenta, causando lo sviluppo di nuovi depositi di tessuto adiposo, come ad esempio il doppio mento.
  • Diminuzione del grasso sottocutaneo. Nonostante in generale la massa adiposa totale tenda ad aumentare con l’età, il grasso sottocutaneo viene riassorbito, causando una perdita di volume, tessuti cadenti e mancanza di supporto meccanico per la pelle.
  • Atrofia muscolare. Con il passare degli anni si perde massa muscolare (sarcopenia) che contribuisce a una perdita di volume e supporto ai tessuti.
  • Riassorbimento osseo. L’invecchiamento causa la degenerazione del tessuto osseo, con perdita di volume e supporto.
  • Indebolimento del tessuto connettivo. La degenerazione delle componenti del tessuto connettivo, come il collagene e l’elastina, causa l’aspetto cadente di alcune strutture come la punta del naso.
  • Perdita di componenti del derma. Il collagene, l’elastina, l’acido ialuronico e molte altre proteine e molecole sono critiche per alcune delle caratteristiche della pelle, come il suo aspetto pieno e la sua elasticità; con l’invecchiamento vi è una perdita progressiva di queste componenti.
  • Crescita delle cartilagini. Ad esempio quelle delle orecchie, che ne causa un allungamento e un aspetto esteticamente meno piacevole.
  • A livello molecolare e cellulare, con l’invecchiamento si ha una capacità proliferativa cellulare ridotta, una capacità di riparare il DNA ridotta e la senescenza delle cellule.

Nel complesso, si può dire che in generale c’è una perdita di volume e supporto per le strutture più superficiali e contemporaneamente un rallentamento e deterioramento dei processi rigenerativi, che causano la formazione di rughe e pelle cadente.

Cosa si può fare per l’invecchiamento del viso?

La genetica è alla base del quando e del come invecchiamo, il che potrebbe portare a pensare che non si possa fare nulla contro l’invecchiamento non potendo cambiare il nostro DNA. In realtà c’è molto che si può fare per rallentare, prevenire e ritardare i segni dell’invecchiamento sul nostro viso, così come trattamenti per cancellarne i segni.

sun damage skin aging face

Camionista che mostra gli effetti dell’esposizione di solo metà del suo viso al sole per oltre 28 anni. N Engl J Med. 2012 Apr 19;366(16):e25. doi: 10.1056/NEJMicm1104059.

Come prevenire l’invecchiamento cutaneo

Lo stile di vita gioca un ruolo fondamentale in molte patologie, ma influenza anche l’invecchiamento. Molti fattori esterni, detti estrinsechi, che dipendono dal nostro stile di vita sono ben noti per causare stress ossidativo e il rilascio delle specie reattive dell’ossigeno, cioè i “radicali liberi”. I radicali liberi non solo danneggiano le cellule della pelle, ma anche gli altri componenti del derma quali l’acido ialuronico, il collagene e l’elastina. I seguenti sono i principali fattori coinvolti nell’invecchiamento cutaneo che dipendono dal nostro stile di vita e alcuni modi per prevenirlo.

  1. Esposizione al sole, raggi UVA e UVB. I raggi UV non solo causano scottature e aumentano il rischio di sviluppare tumori della pelle, ma danneggiano anche le proteine del derma, come il collagene e l’elastina, e causano stress ossidativo. Applicare la protezione solare ad ampio spettro (SPF 30+) tutti i giorni, non solamente quando si va al mare in estate, può fare la differenza per quel che riguarda il nostro aspetto negli anni a venire.
  2. Il fumo. La nicotina e altre sostanze chimiche presenti nel fumo di sigaretta causano molti danni, inclusi quelli alla pelle.
  3. Consumo di alcolici. L’alcool è in grado di raggiungere tutte le cellule del nostro corpo e di danneggiarle; inoltre, disidrata la pelle.
  4. Dieta sana e bilanciata. Assumere tutti i micro- e macro-nutrienti attraverso una dieta regolare, sana e bilanciata è fondamentale per il corretto funzionamento dell’organismo e per tutti i processi rigenerativi. Inoltre, la frutta e la verdura sono un’ottima fonte di antiossidanti che ci aiutano a combattere i radicali liberi.
  5. Detersione della pelle. Lo sporco e l’inquinamento si accumulano sulla pelle durante la giornata. L’inquinamento genera radicali liberi, mentre lo sporco potrebbe interferire con l’assorbimento dei prodotti applicati sulla cute. Detergendo la pelle al mattino e alla sera si contrastano entrambi i problemi.
  6. Idratare la pelle. Utilizzare un prodotto idratante per la pelle ne ripristina il suo corretto funzionamento come barriera dal mondo esterno e aiuta a mantenerla idratata.
  7. Evitare lo stress. Lo stress è responsabile anch’esso della generazione di radicali liberi. Affronta lo stress nel modo corretto: yoga, meditazione, la corsa o un’altra attività fisica, parlare con un amico, mangiare un buon pasto, è pieno di ottimi modi per ridurre lo stress e sentirsi meglio.
  8. Dormire a sufficienza. Farsi le 9 ore di sonno raccomandato ottimizza la capacità del corpo di rigenerarsi e combattere lo stress ossidativo.
  9. Proteggere la pelle. Al di là della protezione solare, vi sono anche altri modi per proteggere la pelle. Applicare dei prodotti antiossidanti direttamente sulla cute aiuta a combattere i radicali liberi: la vitamina C, la vitamina E, l’acido ferulico e molti altri prodotti antiossidanti derivati dalle piante possono incrementare le difese della pelle e rallentare l’invecchiamento cutaneo.

Un ulteriore fattore che causa uno dei segni principali dell’invecchiamento cutaneo del viso è il movimento dei muscoli facciali ripetuto nel tempo che è causa delle rughe dinamiche (espressive). Le rughe d’espressione si sviluppano per motivi fisiologici e non patologici, ma comunque c’è un modo per prevenirle: iniziare a sottoporsi a iniezioni di tossina botulinica alla fine dei vent’anni o all’inizio dei trent’anni aiuta a mantenere un aspetto più giovane più a lungo. Iniziando presto, non solo saranno necessarie poche unità di prodotto per ottenere buoni risultati, ma si garantirà che più avanti nel tempo se si pianifica di continuare con questo tipo di trattamento sarà necessaria una quantità ben inferiore di prodotto che non iniziando col Botox quando ormai i segni dell’età sono ben sviluppati.

Come trattare e rimediare ai primi segni dell’invecchiamento cutaneo e del viso

Esistono molti metodi non invasivi e minimamente invasivi per i primi segni dell’invecchiamento cutaneo.

Le macchie solari e altri disturbi della pigmentazione, i capillari rossi e che si rompono, le linee sottili e le rughe, la perdita di volume, … a tutto c’è rimedio. Con un consulto con uno specialista in dermatologia o chirurgia plastica sarà possibile capire qual è il piano terapeutico più appropriato in base alle proprie caratteristiche personali e aspettative.

  • Prodotti dermaceutici / cosmeceutici. Creme e sieri con componenti cosmeceutici possono aiutare a trattare una gran varietà dei segni dell’invecchiamento, dai disturbi della pigmentazione alle linee sul viso.
  • La dermoabrasione. Per eliminare le piccole imperfezioni.
  • I peel chimici. Per trattare le linee e le macchie iperpigmentate.
  • I trattamenti laser. Dalle macchie cutanee, alle linee e rughe, ai capillari rossi, … i laser possono aiutare su molti fronti e portare un ringiovanimento generale della pelle.
  • La luce pulsata. L’IPL può uniformare il colore della pelle e migliorarne l’aspetto e la trama.
  • La radiofrequenza (RF). Per stimolare la produzione di collagene e altre componenti del derma.
  • I trattamenti a ultrasuoni. Come la radiofrequenza, anche gli ultrasuoni possono stimolare la produzione di collagene e altre componenti del derma, con un effetto lifting non chirurgico.
  • I neuromodulatori, come il Botox. Le iniezioni di tossina botulinica non solo prevengono la formazione delle linee e delle rughe, ma aiutano a rilassare e lisciare la pelle.
  • I filler dermici, come l’acido ialuronico o il tessuto adiposo autologo. I filler possono sia cancellare le rughe che riempire le zone dove c’è stata perdita di volume.

Non è mai troppo tardi per passare all’azione, ma è importante scegliere sapientemente sia i trattamenti che i prodotti più appropriati! I prodotti cosmetici che irritano la pelle possono danneggiarla e farla sembrare più vecchia, e i trattamenti inappropriati possono fare più male che bene. Rivolgetevi sempre a uno specialista per minimizzare i rischi.


Fonti
  • First Impressions: Making up Your Mind after a 100-Ms Exposure to a Face.
    J Willis, A Todorov – Psychological Science, Jul 2006
  • A Comparative View of Face Perception.
    DA Leopold, G Rhodes – Journal of Comparative Psychology, Aug 2010
  • Overview of current thoughts on facial volume and aging.
    DM Kahn, RB Shaw – Facial Plastic Surgery, Oct 2010
  • The aging face.
    FG Fedok – Facial Plastic Surgery, Apr 1996
  • American Academy of Dermatology (AAD)

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Creme e cerotti in silicone per le cicatrici: funzionano? https://www.medtravel.asia/it/creme-e-cerotti-in-silicone-per-le-cicatrici-funzionano/ https://www.medtravel.asia/it/creme-e-cerotti-in-silicone-per-le-cicatrici-funzionano/#respond Sun, 17 Jan 2021 08:15:54 +0000 https://www.medtravel.asia/?p=3352 I cerotti in silicone sono venduti in farmacia e prodotti da molte marche per migliorare l’aspetto delle cicatrici e prevenire la comparsa di cheloidi o cicatrici ipertrofiche. Che siano dovute a traumi, a interventi chirurgici o ad altre cause, le persone generalmente non amano le cicatrici e cercano quindi dei modi per prevenirne la comparsa […]

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I cerotti in silicone sono venduti in farmacia e prodotti da molte marche per migliorare l’aspetto delle cicatrici e prevenire la comparsa di cheloidi o cicatrici ipertrofiche.

Che siano dovute a traumi, a interventi chirurgici o ad altre cause, le persone generalmente non amano le cicatrici e cercano quindi dei modi per prevenirne la comparsa e per farle scomparire nella speranza non lascino alcun segno. È inoltre comune che un paziente si rivolga a uno specialista per un consulto quando scontento per la presenza di vecchie cicatrici sul proprio corpo.

Quando si fa una ricerca su Google su questo argomento, le creme e i cerotti al silicone spesso compaiono tra i risultati come metodo per minimizzare le cicatrici, ma funzionano davvero?

cerotti in silicone per eliminare le cicatrici

Quale tipologia di cicatrici può essere trattata con i cerotti in silicone?

Le persone con una anamnesi di cicatrizzazione anomala o che si stanno per sottoporre a procedure chirurgiche per le quali si sa che l’incidenza di inestetismi nella cicatrizzazione è alta hanno buone probabilità di riscontrare benefici nell’applicazione dei cerotti in silicone per prevenire le cicatrici ipertrofiche.

Qualunque tipo di cicatrice fresca può anche trarre beneficio dall’uso dei prodotti a base di silicone, iniziando con l’applicazione non appena la cute è guarita totalmente.

Le vecchie cicatrici ipertrofiche ed i cheloidi potrebbero migliorare in seguito all’uso di questi prodotti, anche se già formati da tempo.

I cerotti al silicone sono l’opzione migliore, ma quando la localizzazione della cicatrice ne rende difficile l’applicazione durante il giorno e la notte, si possono provare ad utilizzare le creme al silicone: nonostante siano verosimilmente meno efficaci, sono sempre meglio di niente.

Domanda al tuo medico di fiducia se questo tipo di prodotto potrebbe essere consigliato nel tuo caso specifico.

Qual è l’effetto dei cerotti al silicone sulle cicatrici? Funzionano davvero?

Gli effetti che i cerotti esercitano sulle cicatrici sono l’appiattimento, una maggiore malleabilità, un ammorbidimento, una maggiore elasticità e anche un miglior colore della cicatrice finale.

Esistono evidenze scientifiche contrastanti relativamente alla loro efficacia e secondo alcuni autori gli studi che ne provano l’efficacia non sono obiettivi. Ciononostante, i cerotti in silicone sono utilizzati fin dal 1982 e non solo vengono raccomandati da un gran numeri di medici specialisti in tutto il mondo, ma anche da società mediche come l’accademia americana di dermatologia.

Qual è il loro meccanismo d’azione?

Il meccanismo per il quale i cerotti in silicone migliorano l’aspetto delle cicatrici non è ancora ben compreso. Potrebbe essere semplicemente perché aiutano a contenere l’umidità nella cute mantenendola idratata, o perché contribuiscono a ridurre le forze di trazione esercitate sulla ferita, o perché apportano un ulteriore livello di protezione dai batteri, o ancora per via di meccanismi in grado di influenzare l’attivazione dei fibroblasti e la sintesi e denaturazione del collagene. Sono necessari ulteriori studi per capire esattamente come e perché funzionano.

Come si usano i cerotti in silicone per migliorare le cicatrici?

Per portare dei benefici, i cerotti vanno utilizzati per almeno 12 ore consecutive ogni giorno, e si consiglia di utilizzarli per tutte e 24 le ore per risultati ottimali lavando il cerotto ogni 12 ore prima di riapplicarlo. Si può utilizzare lo scotch/cerotto medico per migliorarne l’adesione ed evitare che si stacchi e cada. Andrebbero utilizzati per 2-3 mesi, talvolta fino a 6 mesi o come consigliato dal proprio medico.

I cerotti al silicone andrebbero applicati sulla cute non appena possibile, ma solo su cute già epitelizzata (non su ferite aperte o su croste).

A causa del fatto che vanno indossati per molte ore ogni giorno e per molti giorni, è piuttosto comune che alcuni pazienti non rispettino i tempi d’applicazione andando a compromettere i benefici di questa terapia.

Quali sono le controindicazioni e gli effetti collaterali dei cerotti in silicone?

I cerotti in silicone sono controindicati nei pazienti affetti da alcune malattie dermatologiche e dai pazienti con ipersensibilità nota al silicone (molto rara).

Tra gli effetti collaterali, più comuni nei climi caldi e umidi, vi sono il prurito persistente, l’eritema cutaneo e la macerazione della pelle.

Cos’altro si può fare per minimizzare le cicatrici?

Lo stile di vita è in grado di influenzare notevolmente il processo di cicatrizzazione: evitare di fumare e di bere alcolici aiuta i processi di guarigione. Evitare di esporre la cicatrice alla luce solare, utilizzando la crema protettiva (SPF 50) o coprendo la cicatrice specialmente finché ancora rossastra, è estremamente importante per evitare l’iperpigmentazione. Bisogna inoltre mantenersi ben idratati e seguire una dieta bilanciata che copra il fabbisogno giornaliero di tutti i micro- e macro- nutrienti essenziali.

Si deve inoltre evitare di causare tensione alla cute in fase di cicatrizzazione e bisogna mantenere la ferita pulita per evitare le infezioni e in generale bisogna seguire precisamente tutte le indicazioni del medico o quelle postoperatorie del chirurgo.

I massaggi possono aiutare a diminuire la sensibilità della cicatrice e a prevenire e trattare le adesioni con i tessuti più profondi così come a migliorare l’elasticità della pelle.

La cicatrizzazione viene influenzata anche da molti fattori relativi alla propria genetica e fisiologia: l’età, lo stato di salute e il fototipo cutaneo condizionano anch’essi l’aspetto finale delle cicatrici e tutti questi fattori insieme rendono il processo di cicatrizzazione non totalmente prevedibile o controllabile. Per questo motivo, ogni persona è diversa e guarisce e cicatrizza diversamente.

Quali altri prodotti sono efficaci per eliminare e trattare le cicatrici?

Sono molti i prodotti in vendita per le loro presunte proprietà che migliorano l’aspetto delle cicatrici. Tra questi vi sono:

  • Sieri e creme con vitamina C
  • Sieri e creme con vitamina E
  • Creme o gel con estratti di aloe, di allantoina, di centella asiatica e di molte altre piante.
  • Gel e creme con glicosaminoglicani, fosfolipidi e glucosamina.

Mentre molti prodotti possono avere dei benefici nel trattare l’iperpigmentazione, quando si tratta di eliminare o migliorare l’aspetto della cicatrice vera e propria la maggior parte dei prodotti non ha benefici provati da studi scientifici. Inoltre, quei pochi benefici apportanti da alcuni di questi prodotti potrebbero in realtà essere dovuti al massaggio effettuato durante l’applicazione o alle proprietà idratanti del prodotto.

Per questo motivo, l’utilizzo della crema solare protettiva SPF50 per prevenire l’iperpigmentazione e l’uso di una crema idratante qualunque potrebbe essere sufficiente. Un prodotto schiarente per la pelle, come il siero alla vitamina C, potrebbe aiutare a uniformare il colore con il resto della cute. Domanda al tuo dermatologo un consiglio in merito.

Quali sono i trattamenti più efficaci per le cicatrici?

I seguenti sono tutti trattamenti minimamente invasivi con efficacia provata nel trattamento delle cicatrici e nel miglioramento del loro aspetto e della loro sensazione. In base al tipo specifico di cicatrice e alle proprie caratteristiche personali un trattamento potrebbe essere più consigliabile rispetto a un altro. Una terapia combinata potrebbe inoltre essere più benefica rispetto a un singolo tipo di trattamento; per questo è importante rivolgersi a uno specialista in dermatologia o chirurgia plastica per un consulto.


Fonti
  • Evidence-Based Scar Management: How to Improve Results with Technique and Technology.
    I Khansa, B Harrison, JE Janis – Plastic and Reconstructive Surgery, Sep 2016
  • Topical Scar Treatment Products for Wounds: A Systematic Review.
    B Tran, JJ Wu, D Ratner – Dermatologic Surgery, Dec 2020
  • Essentials of Aesthetic Surery.
    JE Janis – Thieme, 2018
  • The Unfavorable Results in Plastic Surgery – Avoidance and Treatment. 4th Edition
    MN Cohen, SR Thaller – Thieme, 2018
  • Cosmetic Dermatology – Principles and Practice. 2nd Edition
    L Baumann – McGraw Hill Medical, 2009
  • American Academy of Dermatologists (AAD)

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Negli ultimi giorni è nato un dibattito sui giornali e su internet riguardo al vaccino per il coronavirus: è sufficiente una singola dose per essere immuni contro l’infezione? È meglio seguire il protocollo dei trial clinici che prevede due iniezioni a distanza di un paio di settimane o è meglio ritardare la seconda dose in modo da poter dare il vaccino a un maggior numero di persone?

Ebbene, vi sono pro e contro in entrambe le strategie, non ci sono sufficienti dati per supportare la teoria della dose singola, ci sono parecchie opinioni contrastanti e in linea generale non ci sono una risposta giusta e una sbagliata. Non si tratta infatti soltanto di scienza medica, ma anche di etica medica.

La prima cosa da dire comunque è che se in questo momento ci fosse una disponibilità illimitata di dosi per il vaccino contro il COVID-19 né problemi nella sua distribuzione, nessuno avrebbe iniziato questa discussione.

Vaccinazione per coronavirus o covid-19

Cosa dicono gli esperti nel dibattito dose singola o due dosi per il vaccino contro il coronavirus?

Nessuno degli esperti dice di somministrare una dose singola, ma piuttosto che dovremmo ritardare la somministrazione della seconda dose a 12 settimane dalla prima, invece delle 2, 3 o 4 previste dai trial clinici. Il numero limitato di dosi che ogni paese ha disponibile per la propria popolazione e il picco attuale nei casi di pazienti infetti, con anche la diffusione di nuove varianti più infettive del coronavirus, ha portato a questo dilemma e questa discussione.

Nei mesi a venire ci si aspetta di avere una disponibilità sempre maggiore di vaccini per il COVID-19 grazie al gran numero di vaccini ancora in fase di studio (oltre 40! [5]) e con le agenzie del farmaco dei vari paesi che si affrettano a esaminare gli studi pubblicati dalle case farmaceutiche in una corsa contro il tempo per approvare quelli che soddisfano le caratteristiche di efficacia e sicurezza. Il risolvere i problemi nella distribuzione e somministrazione dei vaccini e l’aumento della produzione di quelli attualmente già approvati e disponibili contribuiranno a una maggiore disponibilità di vaccini nel corso dell’anno nuovo.

Un altro approccio in discussione è la suddivisione di ogni dose di vaccino a metà (per il vaccino Moderna) per raddoppiare le possibili vaccinazioni [4,9][f] o il combinare vaccini diversi in base alla loro approvazione e disponibilità nel corso delle settimane.

Quali paesi stanno considerando un protocollo di vaccinazione diverso rispetto ai trial clinici?

Il Regno Unito ha già autorizzato la somministrazione della seconda dose fino a 12 settimane dopo la prima sia per il vaccino Pfizer che per quello AstraZeneca. [14]

La Danimarca, la Germania e l’Irlanda stanno considerando anche loro questa opzione.

Alcuni esperti negli Stati Uniti hanno espresso la necessità di discutere l’argomento, ma l’FDA (agenzia del farmaco americana) ha già rilasciato un comunicato spiegando che non ci sarà nessun cambiamento finché non ci saranno dati e prove scientifiche a supporto di tale scelta. [6]

Qual è la posologia attuale del vaccino per il COVID-19 come da studi scientifici e approvazione delle agenzie del farmaco?

Moderna: 2 dosi a distanza di 4 settimane. 95% di efficacia circa.

Pfizer-BioNTech: 2 dosi a distanza di 3 settimane. 95% di efficacia circa una settimana dopo la seconda dose.

Oxford-AstraZeneca: 2 dosi fino a 12 settimane di distanza. 62% di efficacia quando si somministrano due dosi e 90% di efficacia quando si somministra prima una mezza dose e successivamente una dose regolare al richiamo.

Johnson & Johnson’s: 1 dose singola. Non ancora approvato, in fase di revisione dei dati ricavati dalla terza fase del trial clinico prima di richiedere l’approvazione per uso di emergenza (Febbraio 2021).

Bharat Biotech: 2 dosi a 4 settimane di distanza. Approvato prima della fine del trial fase 3 (solo in India, senza pubblicazione dei dati di efficacia e sicurezza). [11]

Sinovac (Cina): 2 dosi a 2 settimane di distanza. Approvato in alcuni paesi, non pubblicati i dati di efficacia e sicurezza del trial fase 3.

Sputnik V (Russia): 2 dosi a 3 settimane di distanza. Approvato in alcuni paesi, 91-95% di efficacia. [16]

Motivi per sostenere il protocollo a singola dose per il vaccino COVID-19 (ritardo della seconda dose)

Il fine ultimo di questo dibattito è il salvare quante più vite umane possibile. Una maggior copertura vaccinale (prima dose) diminuirebbe il numero di morti causati dalla pandemia, anche se il vaccino non fosse 100% efficace. [2,20][k,l,m]

L’immunità di gregge non si instaura finché un’alta percentuale della popolazione riceve il vaccino e questo approccio velocizzerebbe il raggiungimento di questo obiettivo. [2][l,m]

L’avvento di nuove varianti mutate di coronavirus, più contagiose, significa maggiore stress per i servizi sanitari con maggior numero di morti più velocemente. [2][l,m] Le nuove varianti potrebbero anche non rispondere ai vaccini già sviluppati e potrebbe quindi convenire vaccinare velocemente contro quella presente al momento. [21][n]

La prima iniezione sembra portare già benefici sostanziali in termini di efficacia secondo i dati attualmente disponibili. Continuare a sostenere la doppia dose potrebbe essere sensato per le categorie a rischio, ma ritardare la seconda dose per tutti gli altri potrebbe portare un beneficio. [2][l,m]

Visto che i dati attuali (limitati, NDR) suggeriscono che l’immunità inizi a partire da 10-14 giorni dopo la prima dose di vaccino e che nel caso del vaccino Moderna si instaura una forte immunità a 28 giorni dalla sola somministrazione della prima dose [22] è inverosimile che questa immunità svanisca improvvisamente a 8 o 12 settimane dopo la somministrazione di una sola dose di vaccino. [2][l,m] Il ritardo nella seconda dose inoltre non dovrebbe portare alcun rischio (a parte quello maggiore di contrarre l’infezione) o inficiare l’efficacia della vaccinazione dopo la seconda dose. [23][o] Posticipare la seconda dose potrebbe inoltre aumentare l’efficacia del vaccino. [17][i]

In base ai dati limitati disponibili una dose singola del vaccino potrebbe essere efficace al 52% (Pfizer), 73% (AstraZeneca) e 90% (Moderna) nonostante non si sappia poi quanto a lungo questa immunità possa durare. Le agenzie per il farmaco erano pronte ad approvare qualunque vaccino che si dimostrasse sicuro e con una efficacia di almeno il 50%, quindi anche se la singola dose è meno efficace finché l’efficacia resta sopra il 50% non ci dovrebbero essere problemi. [13]

Come dicono alcuni dei sostenitori del ritardo nella seconda dose: “Una dose potrebbe essere molto efficace…nel caso peggiore ridurrà comunque la gravità della malattia” [8][e] e una immunità parziale è sempre meglio che nessuna immunità. [15,20][h,k] Il motivo ultimo di questa discussione è quello di salvare più vite possibili. [17][h]

Motivi contro il protocollo a singola dose del vaccino per il COVID-19

I motivi principali per non sostenere il posticipo della seconda dose di vaccino o altre variazioni rispetto agli studi clinici effettuati e pubblicati sono che:

  • Non vi sono sufficienti evidenze scientifiche a sostegno del fatto che la protezione dopo una singola dose sia efficace e prolungata nel tempo. Sono necessari studi a riguardo. [3,6,19][a,b,c,d,j]
  • L’immunità parziale potrebbe causare lo sviluppo di nuove mutazioni del virus più aggressive o resistenti.
  • Potrebbe causare maggior scetticismo e diffidenza nella popolazione, la cui fiducia nei vaccini già non è ottimale.
  • Le persone vaccinate potrebbero pensare di essere protette quando invece non lo sono e alterare quindi i loro comportamenti assumendo rischi maggiori e non necessari. [6]
  • Raddoppiare il numero di dosi disponibili non significa aver risolto i problemi di distribuzione e somministrazione delle dosi, è necessario anche raddoppiare la capacità di queste ultime due. [10][g]

Cosa dicono le organizzazioni competenti?

Il 4 Gennaio l’FDA degli Stati Uniti ha rilasciato una dichiarazione relativamente al cambio nel protocollo di somministrazione dei vaccini: sebbene le proposte siano ragionevoli e andrebbero studiate in trial clinici, al momento non vi sono evidenze scientifiche per sostenere tali cambiamenti e per questo motivo non vengono supportati dall’FDA. [6]

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS / WHO) anch’essa sostiene che manchino le basi scientifiche a sostegno di qualunque cambiamento che per questo motivo non supporta. [19]

L’Agenzia Europea del Farmaco (EMA) sostiene il programma già approvato e studiato nei trial clinici ribadendo che servono più dati prima di poter autorizzare qualunque cambiamento. [10]

Il comitato per le vaccinazioni e immunizzazioni del Regno Unito (UK JCVI) raccomanda invece fino a 12 settimane di distanza tra la prima iniezione e il richiamo. [19]

 

Per concludere una buona notizia: un recente studio pubblicato rileva che la presenza di anticorpi sviluppati in seguito a una infezione sintomatica o asintomatica può ridurre sostanzialmente il rischio di contrarre nuovamente l’infezione da SARS-CoV-2 con una immunità sostenuta per almeno 6 mesi. [7]

Articolo pubblicato il 6 Gennaio 2021


Letture consigliate

Covid-19 vaccination: What’s the evidence for extending the dosing interval?
The British Medical Journal, Jan 2021


Fonti

a Dr. Tim Schacker, vice dean of research for the University of Minnesota Medical School.

Dr. William Morice, President of Mayo Clinic Labs.

Dr. Anthony S Fauci, director of the US National Institute of Allergy and Infectious Diseases.

Pfizer and BioNTech.

Dr. Stanley Plotkin, professor emeritus at the University of Pennsylvania.

Dr. Moncef Slaoui, head of Operation Warp Speed, the US federal vaccine program.

g Dr. Saad B Omer, director of the Yale Institute for Global Health

h Dr. Michael Mina, asst. prof. at Harvard School of Public Health

i Dr. Andrew J Pollard, Director of the Oxford Vaccine Group

j World Health Organization

k Dr. Akiko Iwasaki, professor at Yale School of Medicine

l Dr. Ashish K Jha, dean of the Brown School of Public Health

Dr. Robert M Wachter, chair of the department of medicine at UCSF

n Dr. Ali Nouri, president of the Federation of American Scientists

British Society for Immunology

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Penna al plasma per le rughe del viso in medicina estetica https://www.medtravel.asia/it/penna-al-plasma-per-le-rughe-del-viso-in-medicina-estetica/ https://www.medtravel.asia/it/penna-al-plasma-per-le-rughe-del-viso-in-medicina-estetica/#respond Fri, 04 Dec 2020 07:14:19 +0000 https://www.medtravel.asia/?p=3289 La penna al plasma è un dispositivo estetico popolare che sta venendo sempre più pubblicizzato su internet da due anni a questa parte. Il trattamento eseguito con le penne al plasma è chiamato in inglese anche “terapia fibroblastica” per via dell’effetto esercitato da questo dispositivo sui fibroblasti, le cellule del derma che producono il collagene, […]

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La penna al plasma è un dispositivo estetico popolare che sta venendo sempre più pubblicizzato su internet da due anni a questa parte.

Il trattamento eseguito con le penne al plasma è chiamato in inglese anche “terapia fibroblastica” per via dell’effetto esercitato da questo dispositivo sui fibroblasti, le cellule del derma che producono il collagene, l’acido ialuronico, l’elastina e altre proteine e molecole del genere che mantengono la pelle tonica, liscia e giovanile.

penna la plasma per il ringiovanimento cutaneo e del viso

Come funziona la penna al plasma?

La penna al plasma è un dispositivo medico compatto e palmare che funziona a batteria, con una punta metallica; questa forma ha portato alla sua denominazione di “penna”. L’energia emanata attraverso la punta del dispositivo ionizza l’aria che la circonda generando il plasma, che è il quarto stato della materia ed è costituito da gas ionizzato; il plasma forma un arco dalla punta del dispositivo alla superficie della pelle, mantenuti a circa 1 mm di distanza, rilasciando la sua elevata energia su di essa. Il danno termico causato dal plasma sull’epidermide stimola i fibroblasti a produrre più proteine e altre componenti della matrice extracellulare, come l’acido ialuronico, con effetto ringiovanente per la pelle.

Il principio di azione è simile a quello dei laser dermatologici per i quali le indicazioni terapeutiche sono simili, ma le due categorie di dispositivi hanno una differenza significativa: i laser funzionano tramite il principio della fototermolisi selettiva; questo significa che l’alta energia del raggio laser produce un danno termico solo su obiettivi specifici che assorbono una lunghezza d’onda ben determinata ed emessa dal laser. Questi obiettivi, detti anche cromofori, sono ad esempio la melanina presente nei peli o nelle macchie cutanee, l’acqua nelle cellule della pelle, il pigmento rosso del sangue presente nelle lesioni vascolari e così via. I tessuti circostanti non subiscono il danno termico in quanto l’energia emessa viene quasi totalmente assorbita dall’obiettivo specifico del laser. Con il plasma invece l’energia viene rilasciata sulla superficie della pelle senza un target specifico, creando un danno termico generalizzato. Aumentando e diminuendo l’energia generata dal dispositivo è possibile causare un danno più o meno profondo nella pelle.

Generalmente si possono apprezzare i risultati della penna al plasma fin dal primo trattamento, ma per risultati più evidenti sono necessarie almeno 3 sedute. Ogni seduta dura dai 15 ai 45 minuti in base a quanto è ampia l’area da trattare. I trattamenti sono effettuati a 3-8 settimane di distanza e talvolta si applica un gel o crema anestetica per attenuare il fastidio durante il trattamento.

Quali sono le indicazioni per la penna al plasma?

La penna al plasma viene commercializzata negli ultimi anni ed è utilizzata dai medici e dermatologi estetici per:

  • Il trattamento delle linee e delle rughe del viso, in particolare il contorno occhi e le “rughe del fumatore” che si formano sopra il labbro superiore.
  • Il trattamento della pelle danneggiata dal sole.
  • Il trattamento della pelle lassa, non tonica.
  • Il miglioramento della trama e del colore della pelle
  • Il ringiovanimento della pelle in generale

Il trattamento è generalmente consigliato solo per i fototipi I, II e III secondo la classificazione Fitzpatrick della pelle.

La penna al plasma è un dispositivo medico approvato?

Alcuni marchi hanno l’approvazione CE o dell’FDA (agenzia del farmaco americana), ma l’applicazione a fini estetici è un utilizzo off-label del dispositivo. L’approvazione dell’agenzia del farmaco americana infatti vale per l’applicazione come apparecchio elettromedicale per la “rimozione e distruzione di lesioni cutanee e la coagulazione dei tessuti” come se fossero un elettrobisturi. Le penne al plasma sono concepite per essere utilizzate da medici, non da estetiste e centri estetici né per uso domestico.

È pieno di penne al plasma in vendita su internet, vendute a costi irrisori, spacciate come strumento da poter utilizzare da soli sul proprio corpo: questi dispositivi vanno assolutamente evitati! La differenza tra un dispositivo approvato e uno non approvato e venduto online sta nell’affidabilità dello strumento e dell’energia erogata. Le penne al plasma economiche mancano di controllo ed emettono quantità inconsistenti di energia sulla pelle; non vi è controllo né prevedibilità nella grandezza dell’area che verrà colpita dal plasma né nella profondità del trattamento. Tutti questi fattori aumentano sensibilmente il rischio di andare incontro a complicazioni quali l’iperpigmentazione, la formazione di cicatrici permanenti e tempi di recupero dopo il trattamento più lunghi.

Quali sono i rischi e le possibili complicazioni del trattamento con la penna al plasma?

Tra i rischi e le possibili complicazioni del trattamento vi sono: rossore, edema, iperpigmentazione, infezioni, insoddisfazione per il trattamento, ustioni e flittene (vescicole). Alcune di queste complicazioni sono lievi, temporanee e previste dopo il trattamento, ma se questo non viene eseguito in maniera appropriata si può andare incontro a danni permanenti.

Per questo motivo è fondamentale affidarsi a un medico qualificato, esperto e formato all’utilizzo di questo dispositivo in quanto l’utilizzo improprio della penna al plasma ha un rischio elevato di causare danni irreversibili come l’iperpigmentazione e la formazione di cicatrici.

Come i laser o un elettrobisturi, anche la penna al plasma non è un giocattolo nonostante venga venduto in certi contesti con molta leggerezza e pubblicizzato come trattamento casalingo.

Com’è il recupero dopo la terapia fibroblastica al plasma?

Il trattamento con la penna al plasma viene eseguito seguendo uno schema a griglia e su puntini con aree non trattate alternate ad aree trattate. I piccoli puntini sono in pratica delle bruciature del tessuto che lasciano un puntino marrone/nero dove poi si formerà una crosticina. Queste croste che seguiranno lo schema a griglia durano in genere 1 settimana dopo la quale cadono naturalmente. Del rossore e un minimo di gonfiore saranno quasi sempre presenti, ma solo per un paio di giorni. Alcune creme potrebbero velocizzare e ottimizzare il processo di guarigione e vi verranno consigliate dal vostro medico. La protezione dai raggi UV del sole è fondamentale per un paio di settimane dopo il trattamento per evitare il rischio di iperpigmentazione. Il trucco è meglio evitarlo finché la pelle non guarisce totalmente.

Fare degli impacchi con il ghiaccio, alternando 15 minuti con e senza ghiaccio, un paio di volte al giorno è utile a controllare il rossore, il gonfiore ed il fastidio che sono comuni nei primi 1-2 giorni.

Quanto costa il trattamento con la penna al plasma?

In base a quanto è estesa l’area da trattare, alla clinica e al medico scelti e al luogo geografico dove ci si sottopone al trattamento, il prezzo del trattamento con la penna la plasma è di:

  • 300-1,700 USD negli Stati Uniti
  • 150-1,200 GBP nel Regno Unito
  • 200-2,000 AUD in Australia

Fonti

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Trapianto di capelli a Bangkok, in Tailandia: costi e cliniche migliori https://www.medtravel.asia/it/trapianto-di-capelli-a-bangkok-in-tailandia-costi-e-cliniche-migliori/ https://www.medtravel.asia/it/trapianto-di-capelli-a-bangkok-in-tailandia-costi-e-cliniche-migliori/#respond Wed, 02 Dec 2020 09:53:19 +0000 https://www.medtravel.asia/?p=3282 Il trapianto di capelli è una procedura chirurgica che permette di godere della maggior parte dei benefici del turismo sanitario quando si sceglie Bangkok, in Tailandia, come destinazione per il proprio intervento. La perdita di capelli è un disturbo molto comune tra gli uomini a causa dell’alopecia androgenetica, una condizione che porta a una miniaturizzazione […]

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Il trapianto di capelli è una procedura chirurgica che permette di godere della maggior parte dei benefici del turismo sanitario quando si sceglie Bangkok, in Tailandia, come destinazione per il proprio intervento.

La perdita di capelli è un disturbo molto comune tra gli uomini a causa dell’alopecia androgenetica, una condizione che porta a una miniaturizzazione e caduta progressiva dei capelli fino alla calvizie. Colpisce la regione della corona, la parte superiore dello scalpo con anche l’attaccatura dei capelli al di sopra delle tempie che progressivamente indietreggia. Durante la miniaturizzazione e caduta iniziale dei capelli è ancora possibile intervenire per invertire, fermare o quantomeno rallentare questo processo, ma una volta persi definitivamente il trapianto dei capelli è l’unica terapia disponibile.

trapianto capelli bangkok tailandia

In Tailandia vengono eseguite diverse tecniche chirurgiche nel trapianto dei capelli:

  • Trapianto FUT. Questa tecnica prevede l’asportazione di una striscia di cute dalla nuca dalla grandezza variabile in base alla quantità di capelli necessaria per il trapianto. La ferita viene chiusa con dei punti di sutura risultando in una cicatrice lineare e le unità follicolari vengono estratte da questa striscia asportata e quindi reimpiantate dove necessario. La cicatrice risultante da questo intervento verrà nascosta dai capelli circostanti nel giro di un paio di mesi.
  • Trapianto FUE. Questa tecnica richiede un’abilità maggiore da parte del chirurgo. Le unità follicolari vengono estratte una alla volta dall’area donatrice manualmente da parte del chirurgo per essere poi reimpiantate nell’area ricevente nella seconda parte dell’intervento. Richiede molto lavoro, esperienza e tecnica, ma porta a risultati naturali ed eccellenti, è minimamente invasiva e non lascia cicatrici.
  • ARTAS – Trapianto di capelli robotizzato. Si tratta dell’ultima tecnologia nel campo del trapianto dei capelli. Un robot esegue la fase di prelievo delle unità follicolari seguendo le istruzioni e i parametri stabiliti dal chirurgo. L’utilizzo del robot ARTAS rende l’intervento molto più veloce, preciso e meno traumatico. Le unità follicolari sono estratte con precisione e con l’angolazione corretta che varia per ogni singolo capello e la distanza tra le unità estratte resta costante in quanto controllata da un software il che porta a risultati post-operatori ottimali anche per l’area donatrice. Il chirurgo dovrà comunque poi occuparsi del reimpianto nell’area ricevente in maniera manuale come avviene per le tecniche FUT e FUE.
  • Avanzamento dello scalpo – Abbassamento dell’attaccatura dei capelli. Si esegue una incisione lungo l’attaccatura dei capelli e lo scalpo viene tirato in avanti; la pelle in eccesso sulla fronte viene asportata e l’attaccatura viene suturata nella nuova posizione. Con questa tecnica è possibile accorciare la fronte di 2-5 cm per un aspetto più giovanile.

Le unità follicolari trapiantate con le tecniche FUE, FUT e ARTAS sono prelevate da una regione dello scalpo che non è affetta dall’alopecia androgenetica e per questo motivo i capelli trapiantati manterranno la loro “immunità” a questa condizione restando nella regione ricevente permanentemente.

Perché fare il trapianto di capelli a Bangkok in Tailandia?

Vi sono diversi benefici nello scegliere una clinica a Bangkok o in Tailandia in generale per un intervento come il trapianto di capelli.

C’è un grosso risparmio economico, fino al 75% del costo dell’intervento in base alla tecnica scelta e al paese di provenienza.

Il risparmio però non implica che le cure saranno di bassa qualità: in realtà la sanità privata Tailandese, la qualità delle strutture, la formazione ed esperienza dei medici, le tecnologie disponibili per i trattamenti sono tra le migliori al mondo, che è un’altra ottima ragione per scegliere Bangkok per il trapianto dei capelli.

Il turismo medico non è solo l’intervento chirurgico. Sottoponendosi a un intervento minimamente invasivo come il trapianto di capelli, si ha comunque la possibilità di godere di Bangkok e della Tailandia da turisti, con minime limitazioni. Questo significa che si può comunque fare una vacanza fantastica e godere delle molte bellezze Tailandesi, dalle visite e giri turistici, alle SPA, ai resort, alla vita notturna e molto altro ancora.

Inoltre, un ulteriore motivo per cui alcune persone decidono di viaggiare per i loro trattamenti medici è la privacy. Sottoponendosi al trapianto di capelli a Bangkok, nessuno saprà del tuo intervento a meno di non dirglielo. L’edema iniziale, il rossore e le croste che si formano nei primi giorni sono segni inequivocabili di una operazione. Restando in Tailandia per un po’ di tempo dopo l’intervento, al momento del ritorno si potrà già aver recuperato ed essere in fase avanzata di guarigione così che nessuno possa sapere del trapianto.

Quanto tempo bisogna stare a Bangkok per il trapianto di capelli?

Un trapianto di capelli in genere richiede dalle 4 alle 8 ore in base al numero di unità follicolari da trapiantare. Bisognerà essere a Bangkok il giorno prima dell’intervento per eseguire il consulto preoperatorio con il chirurgo. Il giorno successivo all’intervento invece si torna in clinica per una visita di controllo e dopo questa sarà possibile viaggiare e godersi la propria vacanza in Tailandia.

Com’è il recupero dopo l’intervento di trapianto dei capelli?

Il recupero dipende dalla tecnica chirurgica eseguita per il trapianto.

Con la tecnica robotica ARTAS e la tecnica FUE dopo l’intervento ci sarà edema, ematoma e si formeranno delle crosticine che svaniranno nel giro di una settimana. Le crosticine e i capelli trapiantati cadranno e dopo circa 3 mesi comincerà la loro fase di ricrescita naturale che è il momento in cui sarà possibile apprezzare i risultati dell’intervento.

Si dovrà utilizzare uno shampoo speciale per un po’ di tempo, si dovrà proteggere la testa dal sole indossando un cappello e si utilizzerà una fascia elastica sulla fronte per limitare il gonfiore ed evitarne la discesa sul viso. Seguendo attentamente queste e altre indicazioni fornite dal chirurgo si garantirà un recupero veloce e con rischio minimo e prossimo allo zero di andare incontro a complicazioni.

Qual è il costo di un trapianto di capelli a Bangkok in Tailandia?

Il prezzo varia in base alla tecnica chirurgica e alla clinica scelta.

Per le tecniche ARTAS e FUE il costo per unità follicolare è di 30-80 THB (0.82-2.20 EUR).

Contattaci per le ultime offerte esclusive e per le promozioni delle cliniche.

Quali sono le migliori cliniche per il trapianto di capelli a Bangkok?

In base alla tecnica a cui si è interessati, vi sono diverse ottime cliniche per il trapianto dei capelli sia a Bangkok che in Tailandia in generale.

Mandaci una e-mail per un preventivo gratuito senza costi aggiuntivi per il tuo intervento.

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Creatininemia: creatinina alta nel sangue, cause e rimedi https://www.medtravel.asia/it/creatininemia-creatinina-alta-nel-sangue-cause-e-rimedi/ https://www.medtravel.asia/it/creatininemia-creatinina-alta-nel-sangue-cause-e-rimedi/#respond Tue, 01 Dec 2020 05:14:58 +0000 https://www.medtravel.asia/?p=3274 Livelli alti di creatinina negli esami del sangue potrebbero destare preoccupazione in molte persone alla lettura delle analisi, trattandosi di un indicatore della salute dei reni che potrebbe rivelare patologie renali o insufficienza renale. Che cos’è la creatinina? La creatinina è un prodotto di scarto che deriva dal metabolismo muscolare. La creatina, che viene immagazzinata […]

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Livelli alti di creatinina negli esami del sangue potrebbero destare preoccupazione in molte persone alla lettura delle analisi, trattandosi di un indicatore della salute dei reni che potrebbe rivelare patologie renali o insufficienza renale.

Che cos’è la creatinina?

La creatinina è un prodotto di scarto che deriva dal metabolismo muscolare. La creatina, che viene immagazzinata nei muscoli, viene convertita in creatinina nella produzione dell’ATP, la molecola energetica utilizzata dall’organismo. Per questo motivo, la creatinina viene continuamente rilasciata nel flusso sanguigno e la sua produzione giornaliera è dipendente dalla massa muscolare dell’individuo.

La creatinina viene escreta solamente dai reni e perciò la creatininemia è un esame dal quale è possibile valutare la salute renale e col quale è possibile calcolare la funzione renale con una stima della velocità di filtrazione glomerulare o eGFR.

creatininemia elevata creatinina alta nel sangue cause e rimedi

Creatininemia: Valori normali della creatinina nel sangue

I valori considerati normali per la creatinina nel sangue variano in base a numerosi fattori tra i quali vi sono il sesso, l’età, il gruppo etnico e la massa magra dell’individuo. In generale, i valori di riferimento sono:

  • 0.5-1.1 mg/dl per le donne adulte (44-97 μmol/L)
  • 0.7-1.2 mg/dl per gli uomini adulti (60-110 μmol/L)
  • 0.5-1.0 mg/dl per gli adolescenti (44-90 μmol/L)

Nei bambini un valore normale per la creatinina dipende dallo sviluppo muscolare. Negli anziani, valori più bassi sono dovuti alla sarcopenia, cioè alla perdita fisiologica di massa muscolare che avviene durante il processo di invecchiamento.

Creatinina alta nel sangue: le cause possibili

Vi sono diverse possibili cause per la creatinina alta nel sangue. Le seguenti sono alcune delle possibili cause per la creatininemia elevata che non indicano un problema renale:

  • La dieta, in particolare il consumo di carne rossa
  • L’assunzione di integratori di creatina
  • Alta massa muscolare
  • L’esercizio fisico
  • Disidratazione

Tra i disturbi e le patologie che causano livelli di creatinina alta nel sangue invece vi sono:

  • Glomerulonefrite
  • Pielonefrite
  • Necrosi tubulare acuta
  • Ostruzione delle vie urinarie, come la nefrolitiasi (calcoli renali)
  • Riduzione del flusso ematico renale (disidratazione, shock, scompenso cardiaco, …)
  • Nefropatia diabetica
  • Nefrite
  • Rabdomiolisi (morte del tessuto muscolare dovuta a trauma, infortuni, mancanza di ossigeno, infezioni, …)
  • Insufficienza renale

Alcuni farmaci possono anch’essi influenzare il valore della creatininemia: alcuni antibiotici, ACE inibitori, chemioterapici e altri farmaci ancora possono causare valori alti di creatinina sierica.

Azotemia (BUN) e creatinina: rapporto tra urea e creatinina

L’azotemia o urea (in inglese BUN) è un valore che indica la quantità di urea presente nel sangue. L’urea è il prodotto finale di scarto del metabolismo delle proteine e viene sintetizzata a partire dall’ammoniaca nel fegato. L’urea viene eliminata dai reni e per questo motivo è un altro valore degli esami del sangue utile a valutare la salute renale o a indicare nefropatie. L’urea viene spesso valutata insieme ai valori di creatinina: un rapporto elevato tra urea e creatinina generalmente indica un danno renale acuto in quanto l’urea tende a aumentare per prima quando c’è un declino nella funzionalità renale, mentre i valori di creatinina tendono ad aumentare successivamente e indicano una patologia renale cronica.

Creatinuria: creatinina nelle urine

La creatinina nelle urine viene in genere misurata con la raccolta delle urine nelle 24 ore; durante le 24 ore viene anche misurata la creatininemia con un esame del sangue.

Con creatinina alta nel sangue e reni sani, ci si aspetta di trovare anche livelli elevati di creatinina nelle urine a causa di una maggiore escrezione renale. L’esercizio, la dieta e lo stato di gravidanza sono tra le possibili cause di un aumento della creatinina nelle urine in assenza di patologie renali.

Al contrario, livelli bassi di creatinina nelle urine potrebbero indicare una limitata capacità del rene di filtrare questa molecola a causa di una insufficienza renale.

Creatinina e GFR

Il GFR o velocità di filtrazione glomerulare indica la quantità di sangue in millilitri che ogni minuto passa nei glomeruli, l’unità funzionale che costituisce il rene e che funziona come un filtro per il sangue; il GFR viene generalmente stimato tramite una formula matematica che tiene conto di alcune variabili tra i quali l’età, il sesso, il gruppo etnico, l’altezza, il peso e il valore di creatina nel sangue. Quando il GFR viene stimato è indicato con l’acronimo eGFR e più basso è il valore del eGFR più grave è la patologia renale.

L’eGFR può dare risultati non corretti a causa di troppe variabili presenti talvolta non tenute in considerazione. Molti professionisti mettono in dubbio l’utilizzo della creatinina per il calcolo della velocità di filtrazione glomerulare e suggeriscono l’uso di altri test più accurati come il livello di Cistatina C nel sangue o la clearance dell’inulina.

Come abbassare la creatinina? Rimedi per creatinina alta

Se non vi sono problemi di salute dei reni e si vuole abbassare il valore della creatinina nel sangue alcuni consigli utili sono:

  1. Bere più acqua durante la giornata
  2. Non assumere integratori di proteine o creatina
  3. Fare esercizio fisico a più bassa intensità
  4. Ridurre il consumo di carne rossa nella dieta
  5. Evitare l’uso di farmaci non prescritti dal medico

Per prevenire l’insufficienza renale e le patologie renali in generale è importante seguire uno stile di vita sano, limitare il consumo di alcool, non fumare, fare esercizio fisico regolarmente e mantenere un peso corporeo sano, limitare il sodio nella dieta, tenere la pressione sanguigna sotto controllo se si soffre di ipertensione, tenere la glicemia sotto controllo se si soffre di diabete.

Se invece soffrite di insufficienza renale, seguite rigorosamente le indicazioni del vostro nefrologo!

Quali altri esami sono utili a valutare la salute e la funzionalità renale?

Gli esami del sangue, come molte altre analisi e sintomi, devono essere valutati da un professionista e nel loro contesto: vanno valutati nel complesso includendo nella valutazione anche l’anamnesi, i farmaci assunti, gli eventuali sintomi, lo stile di vita, l’esame fisico e nell’insieme con i risultati di altri test e analisi.

Specialmente quando alterati di poco rispetto all’intervallo di riferimento, un valore da solo difficilmente indica un problema specifico né può essere utilizzato per la diagnosi di una patologia. Fate sempre riferimento al vostro medico curante per una valutazione appropriata delle analisi del sangue e di ogni altro esame sostenuto.

Oltre alla creatininemia (creatinina), azotemia (urea) al GFR o eGFR, altri esami utili a valutare lo stato di salute dei reni e la funzionalità renale sono:

  • Gli elettroliti nel sangue, come il sodio (Na+) e il potassio (K+).
  • Esame delle urine e esame delle urine nelle 24 ore, per vedere anche il valore dell’albumina o di altre proteine nelle urine, il pH e l’equilibrio acido-base, gli elettroliti, il glucosio, l’osmolarità, il colore, il peso specifico, …
  • Esami di diagnostica per immagini, come l’ecografia renale o la TAC.

Quali sono altri sintomi dell’insufficienza renale?

L’insufficienza renale allo stadio iniziale spesso causa nessun o pochi sintomi, che è il motivo per il quale spesso si include l’esame della creatinina come routine nelle analisi del sangue. Tra i vari sintomi che possono comparire nel tempo con la progressione della patologia, vi sono:

  • Prurito
  • Pelle secca
  • Debolezza
  • Crampi muscolari
  • Piedi e caviglie gonfi
  • Pressione del sangue alta, difficile da controllare con i farmaci
  • Ridotto volume di urina
  • Nausea o vomito
  • Perdita di appetito
  • Insonnia
  • Confusione mentale
  • Dispnea

Fonti
  • Evaluation of Elevated Creatinine.
    M Shimada, B Dass – BMJ Best Practice, Oct 2020
  • Renal Function Tests.
    V Gounden, H Bhatt, I Jialal – StatPearls, Jul 2020
  • Mosby’s Diagnostic and Laboratory Test Reference – 14th Edition
    KD Pagana, TJ Pagana, TN Pagana – Elsevier, 2019
  • Protein and creatine supplements and misdiagnosis of kidney disease.
    J Willis, R Jones – British Medical Journal, Jan 2010
  • Effect of a High-Protein Diet on Kidney Function in Healthy Adults: Results from the OmniHeart Trial.
    SP Juraschek, LJ Appel – American Journal of Kidney Disease, Apr 2013
  • Influence of Muscle Mass and Physical Activity on Serum and Urinary Creatinine and Serum Cystatin C.
    AC Baxmann, MS Ahmed – Clinical Journal of the American Society of Nephrology, Mar 2008
  • False Estimates of Elevated Creatinine.
    M Samra, AC Abcar – The Permanente Journal, 2012

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Moringa oleifera: 14 benefici della pianta di moringa https://www.medtravel.asia/it/moringa-oleifera-14-benefici-della-pianta-di-moringa/ https://www.medtravel.asia/it/moringa-oleifera-14-benefici-della-pianta-di-moringa/#respond Wed, 25 Nov 2020 11:25:34 +0000 https://www.medtravel.asia/?p=3265 La moringa oleifera è una pianta dai molti benefici per la salute ed è nota anche come albero miracoloso o albero del rafano. La moringa è stata utilizzata nella medicina tradizionale ed in quella ayurvedica in tutto il mondo per centinaia di anni sia nella prevenzione che nel trattamento di svariati problemi di salute, dalle […]

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La moringa oleifera è una pianta dai molti benefici per la salute ed è nota anche come albero miracoloso o albero del rafano.

La moringa è stata utilizzata nella medicina tradizionale ed in quella ayurvedica in tutto il mondo per centinaia di anni sia nella prevenzione che nel trattamento di svariati problemi di salute, dalle infezioni alle cardiopatie.

Nativa di India e Pakistan, è stata introdotta nel Sud e Sud Est Asiatico, in America centrale e meridionale e in Africa, tutti paesi nei quali ora viene attivamente coltivata.

moringa oleifera in polvere integratore benefico per la salute

Come si usa e come si mangia la moringa oleifera?

Tutte le parti della pianta sono commestibili e vengono utilizzate per scopi diversi: le foglie, i baccelli, i semi, la corteccia, i fiori, il tubero e le radici contengono un’ampia gamma di nutrienti e di composti fitochimici con diverse proprietà.

  • Le foglie, i fiori e i baccelli ancora giovani e teneri di moringa vengono consumati come verdure. Si possono mangiare crudi, al vapore, fritti e al forno. Si possono aggiungere alle insalate, ai piatti di pasta, di riso o qualunque altra pietanza.
  • La moringa in polvere può essere spolverata sopra a diverse pietanze, o mescolata all’acqua, alle zuppe, ai succhi di frutta o ai frullati e consumata come bevanda. Può essere anche utilizzata per fare un tè se mescolata e infusa in acqua calda o assunta in forma di capsule come integratore alimentare.
  • I semi di moringa ancora giovani e freschi possono essere mangiati come i piselli, o possono essere arrostiti e poi fatti in polvere, o utilizzati per fare un tè, o ancora utilizzati per estrarne l’olio che può sia essere utilizzato per cucinare che per condire le insalate a crudo.
  • Il tubero della moringa può essere utilizzato come il rafano, al quale assomiglia come sapore.
  • La corteccia di moringa si può polverizzare o si può infondere nell’acqua per farne un tè.

Proprietà nutrizionali della moringa oleifera, il superfood

La moringa oleifera è anche chiamata “superfood”, ma perché?

Secondo gli studi condotti, i seguenti sono i valori nutrizionali della polvere di moringa, il formato più facile da reperire per consumo alimentare in tutto il mondo.

Proteine e aminoacidi nella polvere di moringa

La polvere di moringa è altamente proteica: contiene circa 27-30 grammi di proteine per 100 grammi di prodotto. Inoltre, contiene 19 aminoacidi diversi tra cui 9 aminoacidi essenziali, cosa rara in un prodotto di origine vegetale.

Vitamine nella polvere di moringa oleifera

La polvere di moringa è ricca di vitamine: contiene 9 volte la vitamina A delle carote e 12 volte la vitamina C delle arance (nelle foglie fresche) per 100 grammi di prodotto.

  • Vitamina A (beta-carotene): 18.5 mg/100g (RDA = 700-900 μg/giorno)
  • Vitamina B1 (Tiamina): 2.64 mg/100g (RDA = 1.1-1.2 mg/giorno)
  • Vitamina B2 (Riboflavina): 20.5 mg/100g (RDA = 1.1-1.3 mg/giorno)
  • Vitamina B3 (Niacina): 8.2 mg/100g (RDA = 14-16 mg/giorno)
  • Vitamina B6 (Piridossina)
  • Vitamina B9 (Folati)
  • Vitamina C (Acido Ascorbico): 17 mg/100g (RDA = 75-90 mg/giorno)
  • Vitamina D
  • Vitamina E (Tocoferolo): 113 mg/100g (RDA = 15 mg/giorno)

Minerali nella polvere di moringa

La polvere di moringa è ricca anche di minerali: contiene 15 volte il potassio rispetto alle banane, 17 volte il calcio contenuto nel latte e 25 volte il ferro contenuto negli spinaci per ogni 100 grammi di prodotto.

  • Calcio: 2003 mg/100g (RDA = 1,000-1,300 mg/giorno)
  • Magnesio: 368 mg/100g (RDA = 300-400 mg/giorno)
  • Fosforo: 204 mg/100g (RDA = 700 mg/giorno)
  • Potassio: 1324 mg/100g (RDA = 2,600-3,400 mg/giorno)
  • Rame: 570 μg/100g (RDA = 900 μg/giorno)
  • Ferro: 49 mg/100g (RDA = 8-18 mg/giorno)
  • Zinco: 1.30 mg/100g (RDA = 8-11 mg/giorno)
  • Zolfo: 870 mg/100g
  • Manganese: 8.68 mg/100g (RDA = 1.8-2.3 mg/giorno)
  • Selenio: 363 μg/100g (RDA = 55 μg/giorno)

Acidi grassi polinsaturi nella polvere di moringa

La polvere di moringa contiene circa 6,5 grammi di grassi ogni 100 grammi di prodotto.

L’acido alfa-linolenico (ALA), un acido grasso polinsaturo della famiglia degli omega-3, è il grasso principale (44,5%). L’acido alfa-linolenico è uno dei due soli acidi grassi essenziali, il che significa che può essere solamente assunto tramite la dieta e gli alimenti e che non può essere sintetizzato dall’organismo umano.

Fibre nella polvere di moringa

La polvere di moringa contiene circa 20 grammi di fibre alimentari per 100 grammi di prodotto. Le fibre sono un tipo di carboidrato che non può essere digerito dal nostro organismo, rimanendo quasi intatto nel suo passaggio attraverso l’intestino. Nonostante non possano essere assimilate e convertite in energia, le fibre hanno un ruolo biologico fondamentale e sono estremamente utili nella dieta: tra i vari benefici, le fibre alimentari

  • Aiutano ad abbassare il colesterolo e la glicemia
  • Prevengono la stipsi e aiutano a velocizzare il transito del cibo digerito lungo l’intestino
  • Aumentano il volume del cibo ingerito aumentandone il senso di sazietà senza però aumentare il contenuto calorico, proprietà utile per il mantenimento di un peso corporeo sano o per quando si è a dieta
  • Sono utilizzate dalla flora intestinale come fonte di nutrienti

Antiossidanti nella polvere di moringa

Oltre al beta-carotene (precursore della vitamina A) e alle vitamine C ed E che hanno proprietà antiossidanti ben note, la polvere di moringa contiene anche la quercetina (100 mg/100 g), un flavonoide, e l’acido clorogenico, un polifenolo, che sono potenti antiossidanti con anche altri potenziali ruoli terapeutici.

foglie di moringa oleifera come alimento benefico per la salute

14 benefici ed usi medicinali della moringa oleifera

La moringa oleifera è nota per i molti effetti benefici che può potenzialmente avere sulla salute, tra cui quello antibiotico, antivirale, epatoprotettivo, cardioprotettivo, antiinfiammatorio, antiossidante e molti altri ancora ed è stata largamente utilizzata nella medicina tradizionale per il trattamento di vari disturbi e patologie. L’entità degli effetti di questa pianta sulla salute umana e l’efficacia nel curare le patologie deve ancora essere stabilita tramite studi scientifici rigorosi e approfonditi. Le seguenti sono alcune delle proprietà che la moringa sembra avere e che sono ricavate da studi in-vitro e in-vivo sull’uomo e sugli animali e riportati in letteratura medica.

Moringa e diabete

La moringa sembra avere un potenziale ruolo nel trattamento del diabete mellito tipo 2. Sia in studi sugli animali che sugli umani ha dimostrato di abbassare sia i livelli di glicemia post-prandiali che i livelli di emoglobina glicata nei pazienti con diabete di tipo 2 già sottoposti a dieta e ipoglicemizzanti orali.  Sembra inoltre in grado di abbassare i livelli di glicemia nel plasma a digiuno dei diabetici che non assumono farmaci ipoglicemizzanti.

Proprietà antitumorali della moringa

La moringa potrebbe essere efficace nel trattamento di diversi tipi di cancro tra cui quello ovarico, al seno, al pancreas, al colon-retto e alla prostata. Questo perché contiene una classe di composti noti come isotiocianati che sono studiati per le loro proprietà che inibiscono la crescita tumorale e inducono l’apoptosi (morte cellulare) delle cellule cancerose.

Proprietà antiossidanti

Grazie all’alto contenuto di polifenoli bioattivi, la pianta di moringa ha forti proprietà antiossidanti in grado di combattere i radicali liberi e proteggere i tessuti dal danno da stress ossidativo.

Proprietà antiinfiammatorie

Gli estratti della pianta di moringa dimostrano il potenziale di modulare sia la risposta immunitaria umorale che cellulare e di ridurre un gran numero di indicatori delle infiammazioni, con il potenziale di poter essere utilizzati per il trattamento di una gran varietà di patologie infiammatorie oltre che delle infezioni.

Proprietà antiepilettiche

Le foglie di moringa dimostrano la capacità di ritardare l’insorgenza delle convulsioni e di ridurre la durata della fase di estensione tonica degli arti nei modelli animali con attacchi epilettici indotti farmacologicamente.

Proprietà ipotensive

Gli estratti di foglie di moringa hanno dimostrato effetti ipotensivi negli studi sugli animali. Questi effetti sul sistema cardiovascolare potrebbero essere dovuti a due glicosidi contenuti nella pianta: il tiocarbammato e l’isotiocianato.

Prevenzione e cura dei calcoli renali

Gli estratti di corteccia di moringa hanno dimostrato in-vitro e in-vivo di poter ridurre le dimensioni dei calcoli renali così come di poterne prevenire la formazione.

Proprietà antiasmatiche

La polvere dei semi essiccati di moringa sembra essere in grado di migliorare l’asma bronchiale nei pazienti con sintomi di asma lievi o moderati. Diversi parametri misurati tramite spirometria così come altri indicatori sono risultati migliorati in soggetti umani dopo 3 settimane di trattamento sperimentale.

Proprietà epatoprotettive

In studi animali, la moringa ha dimostrato proprietà epatoprotettive contro diversi composti tossici per il fegato come il cadmio, il tetracloruro di carbonio, il paracetamolo e altri farmaci e la capacità di ridurre i livelli degli enzimi ALT, AST e ALP e della bilirubina nel plasma così come di ridurre la perossidazione lipidica. Per questi motivi, potrebbe essere utile nella prevenzione e trattamento del danno del tessuto epatico.

Proprietà antimicrobiche: protezione contro infezioni batteriche, virali, di funghi e parassiti

Diversi tipi di estratti di parti diverse della pianta di moringa hanno dimostrato proprietà in grado di combattere diverse specie di batteri sia gram-negativi che gram-positivi, così come virus, funghi e parassiti. Svariati composti presenti nella pianta come la pterigospermina e la niazimicina sono responsabili per queste proprietà.

Effetti sul sistema nervoso centrale (SNC)

Gli estratti della pianta di moringa mostrano diversi potenziali effetti sul sistema nervoso centrale, dal miglioramento della memoria spaziale e della neurodegenerazione, al stimolare i neuroni e al formare nuove sinapsi, agli effetti antidepressivi. Potrebbe avere il potenziale di essere utilizzata nel trattamento di malattie neurodegenerative come il morbo di Alzheimer, il morbo di Parkinson, la demenza così come coadiuvante nelle terapie per la depressione.

Effetti sulla fertilità maschile

In uno studio sugli animali, l’estratto di moringa oleifera è stato in grado di aumentare la qualità dello sperma riducendo il tasso di spermatozoi morfologicamente anomali. Il meccanismo alla base di questo effetto non è ben compreso e potrebbe essere dovuto agli antiossidanti contenuti nella pianta. Un altro studio animale ha dimostrato un aumento nei livelli di testosterone e un miglioramento nella qualità degli spermatozoi (motilità, sopravvivenza, integrità di membrana) con il potenziale di essere utilizzato per aumentare la fertilità maschile.

Proprietà antiulcera gastrica

L’estratto di corteccia della radice di moringa è in grado di ridurre sensibilmente l’acidità gastrica nei modelli animali con il potenziale di essere utilizzato come farmaco antiulcera.

Effetto sul colesterolo

La moringa sembra avere un potenziale nel migliorare il profilo lipidico negli umani, riducendo il colesterolo totale, il colesterolo LDL e VLDL e i trigliceridi, aumentando l’HDL e migliorando i rapporti tra HDL/LDL e tra colesterolo totale/colesterolo non-HDL.

Altri usi della moringa oleifera

Un’altra proprietà interessante della moringa è l’abilità della farina dei suoi semi, che è ciò che rimane dopo averli pressati per estrarne l’olio, di coagulare e precipitare i minerali e altri composti organici presenti nell’acqua, aiutandone la filtrazione e la rimozione di impurità rendendola utile nella purificazione dell’acqua per renderla potabile nelle regioni in via di sviluppo dove la pianta cresce naturalmente in maniera abbondante.

Altri usi della moringa sono come cibo per gli animali, come olio industriale e per la produzione di biodiesel.

Rischi, precauzioni ed effetti collaterali della Moringa Oleifera

In alcuni studi animali la moringa ha mostrato proprietà abortive nelle femmine di animali prevenendo l’impianto embrionale nell’utero. In medicina tradizionale è stata a lungo utilizzata come anticoncezionale e pro-abortiva; per questi motivi, si raccomanda cautela nell’utilizzo nelle donne in stato di gravidanza o che stanno cercando di concepire.

Gli integratori hanno il potenziale di causare effetti collaterali o di interagire con i farmaci. Un eccesso di vitamine e minerali può anch’esso causare complicazioni. Fate sempre riferimento al vostro medico prima di assumere qualunque integratore.

Si raccomanda inoltre particolare cautela nei pazienti che assumono farmaci per la tiroide, il diabete e per abbassare la pressione in quanto la moringa potrebbe amplificarne gli effetti.

In Conclusione

La pianta di moringa è ricca di nutrienti e l’essicazione e polverizzazione della pianta aiuta a concentrare sia i micronutrienti che i macronutrienti che essa contiene; ne facilita inoltre la conservazione e l’utilizzo come alimento o integratore alimentare. Si tratta innegabilmente di un “superfood” per via di tutto ciò che contiene e ha il potenziale di essere un prodotto nutraceutico grazie ai molti composti fitochimici biologicamente attivi presenti.

Quando però si parla di curare malattie fate sempre riferimento al vostro medico; sebbene alcuni composti chimici estratti, concentrati e raffinati dalla pianta di moringa potrebbero essere utilizzati in futuro per produrre nuovi farmaci e come trattamento o terapia coadiuvante per diverse patologie, il consumo della moringa non è inteso per questo motivo.


Fonti
  • Food as Medicine – Functional Food Plants of Africa
    MM Iwu – CRC Press, 2017
  • Medicinal and Aromatic Plants of the World – Africa, Volume 3
    M Neffati – Springer, 2017
  • Biological, nutritional, and therapeutic significance of Moringa oleifera Lam.
    AK Dhakad, M Ikram – Phytotherapy Research, Nov 2019
  • Nutraceutical or Pharmacological Potential of Moringa oleifera Lam.
    XJ Kou, B Li – Nutrients, Mar 2018
  • Nutritional characterization of Moringa (Moringa oleifera Lam.) leaves.
    B Moyo, PJ Masika – African Journal of Biotechnology, Oct 2011
  • Potential Uses of Moringa Oleifera and an Examination of Antibiotic Efficacy Conferred by M. Oleifera Seed and Leaf Extracts Using Crude Extraction Techniques Available to Underserved Indigenous Populations.
    JL Rockwood, BG Anderson – International Journal of Phytotherapy Research, Jan 2013
  • Moringa oleifera: A review on nutritive importance and its medicinal application.
    L Gopalakrishnan – Food Science and Human Wellness, Jun 2016
  • Therapeutic Potential of Moringa oleifera Leaves in Chronic Hyperglycemia and Dyslipidemia: A Review.
    M Mbikay – Frontiers in Pharmacology, Mar 2012
  • The beneficial effects of Moringa oleifera leaf on reproductive performance in mice.
    B Zeng, JY Luo – Food Science & Nutrition, Feb 2019
  • Safety And Fertility Enhancing Role Of Moringa Oleifera Leaves Aqueous Extract In New Zealand Rabbit Bucks.
    WH Khalifa – International Journal of Pharmacy, Jan 2015
  • Possible Role of Moringa oleifera Lam. Root in Epithelial Ovarian Cancer.
    CK Bose – Medscape General Medicine, Feb 2007
  • Food and Agriculture Organization of the United Nations (FAO)
  • National Institute of Health (NIH) – Office of Dietary Supplements

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Guida alla chirurgia estetica dei genitali femminili: ringiovanimento vulvare e vaginale https://www.medtravel.asia/it/guida-alla-chirurgia-estetica-dei-genitali-femminili-ringiovanimento-vulvare-e-vaginale/ https://www.medtravel.asia/it/guida-alla-chirurgia-estetica-dei-genitali-femminili-ringiovanimento-vulvare-e-vaginale/#respond Sat, 21 Nov 2020 04:28:41 +0000 https://www.medtravel.asia/?p=3234 La chirurgia estetica dei genitali femminili è un campo relativamente nuovo, ma in forte crescita ed espansione, delle procedure di tipo estetico. In inglese si riferiscono a tutte queste procedure sia mediche che chirurgiche come ringiovanimento vaginale o come “designer vagina” cioè vagina da designer. Che cos’è la designer vagina? Designer vagina è un termine […]

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La chirurgia estetica dei genitali femminili è un campo relativamente nuovo, ma in forte crescita ed espansione, delle procedure di tipo estetico. In inglese si riferiscono a tutte queste procedure sia mediche che chirurgiche come ringiovanimento vaginale o come “designer vagina” cioè vagina da designer.

vagina da designer e interventi di medicina e chirurgia estetica per ringiovanimento vaginale e vulvare

Che cos’è la designer vagina?

Designer vagina è un termine generico con cui gli anglofoni definiscono dei genitali femminili esteticamente piacevoli e funzionalmente impeccabili e più in generale tutte le procedure mediche e chirurgiche per ottenerli. Talvolta alcuni interventi che sono mirati ad aumentare il piacere sessuale vengono inclusi in questa definizione. Le strutture anatomiche a cui si rivolge la chirurgia estetica genitale femminile sono le seguenti:

  • Il monte di Venere, cioè l’area rotondeggiante costituita da tessuto adiposo e che si estende dal basso addome fino alle labbra vaginali.
  • Le grandi labbra, cioè le labbra esterne vaginali.
  • Le piccole labbra, cioè le labbra interne vaginali.
  • Il clitoride, situato nella metà superiore della vulva.
  • Il prepuzio o cappuccio clitorideo, cioè la cute che copre il clitoride.
  • La vagina, il canale elastico che si estende tra i genitali esterni e la cervice uterina.
  • Il punto G, la zona erogena posta all’interno della vagina nella sua parete anteriore.
  • L’imene, la membrana mucosa che copre parzialmente l’apertura vaginale.
  • Il perineo, l’area compresa tra l’ano e la vulva (i genitali esterni).

I commenti dei propri partner o amici, i confronti con video e immagini trovati su internet, o un’autocritica basata su quelli che sono gli ideali e gli standard percepiti, possono minare l’autostima e la sicurezza in sé stesse di alcune donne. In passato l’estetica e la funzionalità della vulva e della vagina erano considerati un tabù, ma al giorno d’oggi con le celebrità che ne parlano apertamente e i media che vi dedicano attenzione c’è un crescente interesse e una forte domanda per gli interventi di chirurgia estetica genitale.

Come sono fatte la vagina e la vulva perfette?

Nonostante non esista uno standard o ideale oggettivo relativamente i genitali femminili, visto che questo varia in base a culture diverse, la maggior parte delle persone definirebbe la “vagina da designer” come quella con:

  1. Piccole labbra simmetriche che non protrudono oltre le grandi labbra.
  2. Grandi labbra piene, simmetriche, lisce e senza pelle in eccesso o cadente.
  3. Prepuzio clitorideo corto che non fuoriesce dalle grandi labbra
  4. Monte di Venere non sporgente

In generale tutte le componenti anatomiche dovrebbero essere simmetriche, invisibili quando si indossa intimo o vestiti attillati e non ci dovrebbe essere né pelle in eccesso né troppo volume o tessuto adiposo.

Dal punto di vista funzionale invece i genitali femminili ideali dovrebbero:

  1. Non causare irritazioni, fastidio o dolore. Questo in genere capita quando si indossano vestiti attillati, quando si effettuano determinate attività fisiche o si gioca ad alcuni sport.
  2. Non interferire con i rapporti sessuali.
  3. Non causare problemi di igiene.
  4. Far provare piacere durante i rapporti sessuali.

Al di là dell’anatomia individuale, anche l’invecchiamento fisiologico, fattori congeniti, la gravidanza, il parto, i traumi sono in grado di modificare l’anatomia dei genitali femminili così come di causare disturbi quali fastidio e dolore, incontinenza o perdita di sensibilità.

Quali interventi medici e chirurgici sono disponibili per ottenere la vagina da designer?

C’è un po’ di confusione quando si parla di medicina e di chirurgia estetica genitale femminile. Questo perché esistono termini medici in lingua inglese, termini invece usati dal marketing o dai media, termini colloquiali e traduzioni in italiano dalla lingua inglese che necessitano di neologismi. Qui di seguito trovate una panoramica delle procedure chirurgiche e non-chirurgiche e i termini più comuni a loro associati.

  1. Labioplastica o riduzione e rimodellamento delle piccole labbra o ninfoplastica.
  2. Riduzione e rimodellamento delle grandi labbra, talvolta chiamata labioplastica anch’èssa.
  3. Aumento delle grandi labbra.
  4. Riduzione del prepuzio clitorideo (detto anche cappuccio clitorideo), talvolta chiamata clitoroplastica o prepuzioplastica.
  5. Perineoplastica o perineorrafia
  6. Ringiovanimento vaginale
  7. Vulvoplastica
  8. Vaginoplastica o colporrafia
  9. Restringimento vaginale non chirurgico o vaginal tightening
  10. Imenoplastica o ricostruzione dell’imene
  11. Liposuzione e lifting del pube o del monte di Venere
  12. Epilazione genitale
  13. Aumento del punto G o amplificazione del punto G o G-Shot
  14. O-Shot (orgasm shot)
  15. Sbiancamento vulvare e sbiancamento anale

Queste procedure vengono eseguite anche in maniera combinata al fine di ottenere risultati ottimali e di soddisfare le aspettative delle pazienti. Inoltre, alcuni di questi interventi possono causare modificazioni anche alle altre strutture anatomiche: ridurre le piccole labbra può esporre eccessivamente il prepuzio clitorideo e richiedere successivamente o contestualmente anche una riduzione della cute del cappuccio in eccesso; una perineoplastica generalmente ha anche l’effetto estetico di avvicinare la porzione inferiore delle grandi labbra. Per questo motivo è bene affidarsi a un chirurgo esperto con ampia esperienza specifica nelle procedure di chirurgia estetica genitale femminile in modo da evitare sia l’esecuzione di interventi non necessari, sia il rischio di necessitare di ulteriori interventi correttivi, così come per minimizzare i rischi e le possibili complicazioni.

Riduzione delle piccole labbra

La labioplastica è un intervento che va a correggere uno dei problemi maggiormente lamentati dalle pazienti: le piccole labbra che protrudono oltre le grandi labbra e che possono o meno essere anche asimmetriche. Si tratta di uno degli interventi estetici genitali maggiormente richiesti con un forte aumento nella domanda negli ultimi anni: si stima che il 90% delle operazioni estetiche di chirurgia genitale femminile riguardi le piccole labbra vaginali. Esistono due tecniche chirurgiche principali e i risultati sembrano migliorare non solo l’umore, l’autostima e la sicurezza grazie al perfezionamento estetico, ma anche migliorare l’appagamento sessuale e ridurre o risolvere totalmente fastidi e dolori durante i rapporti sessuali.

Riduzione delle grandi labbra

La riduzione delle grandi labbra punta a correggere l’eccesso di cute, di deposito adiposo e l’aspetto cadente che possono avere le grandi labbra. Può essere eseguita come operazione a sé o insieme alla labioplastica per un risultato nel complesso più armonioso.

Aumento delle grandi labbra

A causa dell’avanzare dell’età, dei cambiamenti ormonali, della gravidanza o di perdite di peso massive, le grandi labbra possono perdere volume e pienezza. L’aumento delle grandi labbra tramite lipofilling o con l’iniezione di filler dermici può contrastare questi cambiamenti ripristinando il volume perso e risolvendo l’aspetto cadente.

Riduzione del prepuzio clitorideo

La riduzione del prepuzio clitorideo è l’intervento di riduzione dell’eccesso di pelle che ricopre il clitoride. Si tratta di uno degli interventi di revisione più richiesti dopo l’esecuzione di una labioplastica: questo perché il rimodellamento delle piccole labbra può causare la protrusione del prepuzio clitorideo o renderlo maggiormente visibile. Per questo motivo i chirurghi tendono ad eseguire le due procedure durante la stessa operazione.

Perineoplastica

Nota anche come perineorrafia, la perineoplastica ha l’obiettivo di risolvere la lassità tissutale e la perdita di tono muscolare nella regione perineale fino all’apertura vaginale. Questi problemi possono essere causati dall’obesità, dal parto o dall’invecchiamento fisiologico. La procedura può anche intervenire sulla parete vaginale inferiore nel qual caso prende il nome di colpoperineoplastica. La procedura opposta, per allargare l’introito vaginale e ridurre il tono della muscolatura perineale, si chiama anch’essa perineoplastica e viene eseguita nelle donne che accusano dolore durante i rapporti sessuali, disturbo noto come dispareunia.

Ringiovanimento vaginale

Il ringiovanimento vaginale è un termine commerciale, usato nel marketing, ed è utilizzato per riferirsi a qualunque intervento di chirurgia estetica, ma anche alle procedure minimamente o non-invasive, sui genitali femminili e che può donare un aspetto più giovanile o migliorare la sensibilità e l’appagamento sessuale.

Vulvoplastica

La vulvoplastica è un termine medico che significa letteralmente rimodellamento della vulva. Si riferisce quindi a qualunque intervento di chirurgia plastica che rimodella la regione genitale esterna e che include le grandi labbra, le piccole labbra, il clitoride e il prepuzio clitorideo, il monte di Venere e l’apertura vaginale.

Vaginoplastica

Spesso chiamata anche restringimento vaginale chirurgico o colporrafia, la vaginoplastica è un intervento che aumenta il tono delle pareti del canale vaginale. A causa del parto, dell’invecchiamento o per altre ragioni una donna potrebbe soffrire di lassità vaginale che può anche comportare insoddisfazione nei rapporti sessuali. Con questo intervento una parte della mucosa interna viene rimossa, mentre i muscoli e i tessuti restanti vengono stretti utilizzando dei punti di sutura ottenendo quindi un canale vaginale più tonico e migliorando l’appagamento sessuale.

Restringimento vaginale non chirurgico

Noto col termine inglese “vaginal tigthening”, si tratta di procedure che utilizzano dispositivi laser o a radiofrequenza da inserire all’interno della vagina. L’energia e il calore prodotti da questi dispositivi stimola la produzione di collagene e induce quindi un restringimento della vagina. Il trattamento sembra inoltre efficace nel migliorare i sintomi dell’incontinenza urinaria da stress femminile di grado lieve o moderato. ThermiVa ®, FemiLift®, IntimaLase® e MonaLisa Touch® sono alcuni dei marchi maggiormente pubblicizzati.

Imenoplastica

L’imenoplastica è la riparazione o ricostruzione dell’imene. Viene eseguita per via di credenze socioculturali o in rari casi come coadiuvante della psicoterapia, per riprendere il controllo di sé stesse in seguito a un abuso sessuale.

Liposuzione e lifting del monte di Venere

La plastica al monte di Venere si occupa del tessuto adiposo nella regione pubica. Potrebbe anche esserci un eccesso di pelle nel qual caso si parla anche di lifting del pube. L’eccesso di adipe nel pube spesso è accompagnato anche da un eccesso di volume nelle grandi labbra ed è generalmente causato dall’obesità o dal sovrappeso; la dieta e l’esercizio con conseguente perdita di peso raramente sono in grado di eliminare questo grasso ostinato che richiede quindi l’intervento di un chirurgo.

Epilazione intima genitale definitiva

La luce pulsata (IPL) o il laser sono metodi per l’epilazione definitiva intima che fanno evitare il ripetersi del dolore, peli incarniti, la ricrescita, il tempo e i soldi spesi per le metodiche non definitive come la ceretta.

Aumento o amplificazione del punto G

Noto come G-Shot, si tratta di un trattamento non chirurgico per aumentare il piacere sessuale tramite l’aumento di sensibilità del punto G. L’amplificazione del punto G consiste nell’iniezione di un filler dermico direttamente nel punto erogeno all’interno della vagina.

O-Shot o Orgasm Shot

L’o-shot è un altro trattamento non chirurgico per migliorare certe disfunzioni sessuali e migliorare il piacere. Consiste nell’iniezione di plasma ricco di piastrine (PRP) nella regione del clitoride e nel punto G.

Sbiancamento vulvare e anale

Lo sbiancamento anale e vulvare per uniformare il colore della regione genitale può essere effettuato con metodiche diverse tra cui l’utilizzo di alfa-idrossiacidi, peel chimici o laser medicali.

Rischi e polemiche sulle procedure di ringiovanimento vaginale

Alcune organizzazioni mediche sollevano dubbi e preoccupazione relativamente le procedure estetiche per i genitali femminili. Le principali, secondo l’American College of Obstetrician and Gynecologists (ACOG) sono:

  1. Come ogni procedura medica o chirurgica vi sono dei rischi e possono insorgere complicazioni. Trattandosi di procedure estetiche, non vi è necessità di sottoporsi ad esse mancando una indicazione medica.
  2. Non vi sono studi condotti con metodo rigoroso, su ampi gruppi e a lungo termine. Mancano quindi i dati necessari a stabilirne l’efficacia, il profilo di rischio e le possibili complicazioni.
  3. L’aspetto dei genitali femminili ha una grande variabilità. Le pazienti devono essere educate sul fatto che vulva e vagina hanno colore, forma e dimensioni diverse da persona a persona. Non esiste uno standard estetico oggettivo di bellezza. È necessario quindi informarle su questo aspetto in sede di consulto preoperatorio.

Per maggiori dettagli sulle procedure specifiche e i possibili rischi e complicazioni, cliccate sui link agli articoli dedicati ad esse!


Fonti
  • Female genital cosmetic surgery: the good, the bad, and the ugly.
    M Serati, S Salvatore – International Urogynecology Journal, Jun 2018
  • Elective Female Genital Cosmetic Surgery: ACOG Committee Opinion, Number 795
    PF Schnatz, LA Boardman – Obstetrics & Gynecology, Jan 2020
  • Essential of Aesthetic Surgery.
    JE Janis – Thieme, 2018
  • Female Cosmetic Genital Sugery – Concepts, Classification, and Techniques.
    CA Hamori – Thieme, 2017
  • Plastic Surgery Principles, Volume 2: Aesthetic, 4th Edition
    JP Rubin – Elsevier, 2018
  • International Textbook of Aesthetic Surgery
    N Scuderi – Springer, 2016
  • Aesthetic and Functional Labiaplasty
    S Gress – Springer, 2017
  • The Art of Aesthetic Surgery Principles and Techniques – 2nd Edition
    F Nahai – Quality Medical Publishing, 2011
  • The Unfavorable Result in Plastic Surgery – Avoidance and Treatment, 4th Edition
    MN Cohen – Thieme, 2018
  • American College of Obstetricians and Gynecologists (ACOG)
  • American Society of Plastic Surgeons (ASPS)

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La riduzione del prepuzio clitorideo, noto anche come cappuccio, è un intervento di chirurgia plastica estetica per ridurre le pieghe cutanee in eccesso che coprono il clitoride. Si tratta di uno dei vari interventi disponibili per ottenere una “designer vagina” ed è spesso eseguito insieme a una labioplastica, la riduzione delle piccole labbra vaginali, in modo da ottenere dei genitali femminili con un aspetto complessivamente bilanciato.

clitoroplastica per riduzione delle pieghe cutanee che ricoprono il prepuzio clitorideo

Indicazioni per l’intervento di riduzione del prepuzio clitorideo

Il prepuzio clitorideo è costituito da tessuto mucocutaneo che ricopre e protegge il clitoride; a volte, a causa della genetica, dell’invecchiamento, di traumi, del parto o per altre ragioni il cappuccio del clitoride potrebbe ingrandirsi o protrudere eccessivamente e diventare una sporgenza visibile quando si indossa l’intimo, il costume da bagno o altri vestiti attillati. Molte donne si sentono a disagio quando questo accade e perdono sicurezza in sé stesse a causa di questo ingrossamento vedendolo esteticamente come un piccolo pene; in altri casi questa protrusione può causare irritazioni e fastidio. L’eccesso di tessuto può essere anche causa di problemi di igiene favorendo l’accumulo di secrezioni e il cattivo odore. Infine, quando ci si sottopone all’intervento di riduzione delle piccole labbra è importante tenere in considerazione anche il prepuzio clitorideo in quanto la labioplastica potrebbe esporre eccessivamente un prepuzio che in principio restava coperto dalle labbra, facendolo sporgere e rendendolo maggiormente visibile.

Procedura di riduzione parziale del prepuzio clitorideo

L’intervento estetico di riduzione del prepuzio clitorideo è una operazione che si esegue in breve tempo e che ha l’obiettivo di ottenere un prepuzio che non protrude oltre le grandi labbra. Il chirurgo deve procedere con cautela ed essere conservativo nell’asportazione del tessuto in eccesso in modo da non esporre il glande, cioè la punta del clitoride, e da non recidere il nervo dorsale che lo innerva.

Quando si parla di prepuzio clitorideo con pelle in eccesso questo si può dividere in due categorie principali:

  1. Eccesso di pelle sagittale (verticale). Esteticamente ha l’aspetto di un prepuzio rugoso e per correggerlo si utilizza la tecnica a V invertita.
  2. Eccesso di pelle laterale (orizzontale). Può essere corretto con la tecnica a ferro di cavallo o con la tecnica di Alter.

Ogni paziente ha un’anatomia unica quindi ogni intervento è eseguito su misura in base alle necessità e alle aspettative specifiche affrontando sia l’eccesso verticale che orizzontale. L’operazione richiede un’ora circa e si esegue in anestesia locale. Il chirurgo utilizzerà punti di sutura riassorbibili e l’area operata andrà tenuta pulita e asciutta dopo l’intervento. Il recupero post-operatorio è veloce con la maggior parte delle pazienti che ritornano alle attività quotidiane in un paio di giorni; si possono riprendere l’esercizio fisico e i rapporti sessuali 2-4 settimane dopo l’intervento.

Controindicazioni alla riduzione del prepuzio clitorideo

L’intervento è controindicato nelle pazienti con infezioni attive nella regione vulvare o vaginale e in quelle con aspettative non realistiche o con disturbi di natura psicosessuale.

Rischi e complicazioni

Come ogni altra procedura medica o chirurgica, quando ci si sottopone alla riduzione del cappuccio del clitoride vi sono dei rischi e delle possibili complicazioni. Per questo motivo, scegliere un chirurgo esperto in questo specifico tipo di intervento è di massima importanza in modo da minimizzare i rischi.

Una incisione troppo profonda potrebbe recidere i nervi sensoriali del clitoride portando a una riduzione della sensibilità e dell’appagamento sessuale.

L’asportazione eccessiva di tessuto potrebbe esporre il glande causando irritazione, dolore o eccitazione costante.

Tra gli altri possibili rischi vi sono quello di infezione e di formazione di cicatrici.

Costo della riduzione chirurgica del prepuzio clitorideo

Il prezzo dell’intervento varia in base alla clinica e al chirurgo scelti, alla tecnica chirurgica, al tipo di anestesia e al paese nel quale ci si sottopone all’operazione. Generalmente la riduzione del prepuzio del clitoride viene eseguita insieme a una labioplastica portando a risultati esteticamente e nel complesso migliori e abbattendo i costi allo stesso tempo.

Negli Stati Uniti, il prezzo medio dell’intervento è 2,000-5,000 USD.

Nel Regno Unito il costo parte dai 2,500 GBP (3,200 USD).

In Italia il prezzo è di 850-1,500 EUR (1,000-1,750 USD).

In Thailandia, il costo della riduzione del prepuzio del clitoride parte dai 24,500 THB (780 USD).


Fonti
  • Female Cosmetic Genital Surgery – Concepts, Classification, and Techniques.
    C Hamori – Thieme, 2017
  • Aesthetic Vaginal Plastic Surgery.
    L Triana – Springer, 2020
  • The Unfavorable Result in Plastic Surgery – Avoidance and Treatment, 4th Edition
    MN Cohen, SR Thaller – Thieme, 2018
  • Essentials of Aesthetic Surgery
    JE Janis – Thieme, 2018
  • American Society of Plastic Surgeons (ASPS)

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